Chiese solofrane 

 

Sant'Agata

 

 

É stata fin dall'inizio la chiesa parrocchiale della comunità mai chiesa feudale, né patrizia, né di jus patronale.

 

Sorge in bella posizione nella piazza principale della frazione omonima all'imbocco della via di comunicazione con Solofra.

La Chiesa, dedicata alla santa catanese, si lega ad un culto impiantatosi in loco nel periodo della prima diffusione del cristianesimo in Italia quando Abellinum (Atripalda), a cui era legato il centro abitato, fu una delle prime diocesi d'Italia e fu centro vivo del cristianesimo delle origini.

Il culto, tanto diffuso nella zona da costituire un toponimo che indicava tutto il vasto territorio pianeggiante fino al confine con Montoro, ebbe sicuramente una sede e dei sacerdoti (uno dei quali è documentato nel 1054) che facevano parte del distretto pievano di cui era matrice la pieve di S. Angelo e Santa Maria di Solofra.

Nel 1309 la chiesa, appartenente insieme al casale al feudo di Serino e al suo Archipresbiterato, aveva un Rettore, Giovanni Motula da Napoli, coadiuvato da Giacomo del Maestro, da Pietro Simeone, dal diacono Amato e dal presbitero Andrea de Capua.

Nel 1487 la chiesa è chiamata curata e nel 1511 è esplicitamente chiamata parrocchia con Fonte Battesimale.

Dal 1487 al 1528 ne fu rettore il fratello del feudatario di Solofra, l'abate Giovanni Zurlo e a quell'epoca possedeva molti beni.

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Dall'Archivio diocesano di Salerno:

 

1511, agosto 28. Il Cardinale Fregoso visita la chiesa di S. Agata in cui afferma che non vi si conserva il Santissimo Sacramento a causa della solitudine, vi sono il Fonte battesimale e gli olii i quali sono conservati in una specie di cassetta a forma di borsa appesa dentro il Fonte stesso.

1521. Sono documentati beni alla isca di S. Agata, al vallone dei Granci; alle curti alle melelle. É rettore Hettore Caropreso.

1527. Beni della chiesa a la corte dei Garofani; a la valle bonita.

1528. Beni a lo campo de maglione. Beneficio di S. Sebastiano.

1541. Conferimento della parrocchia di S. Agata al sacerdote Antonio de Petrone.

1541. Provvista delle parrocchie di S. Andrea e S. Agata per D. Donato de Vigilante.  

1535, dicembre 4. ADS (Reg. II, m. a. f. 369). Santa Visita di Nicolò Ridolfi che interroga i sacerdoti per conoscere la situazione in preparazione del Concilio. Nel 1553, il 6 maggio, il vicario Cristofaro Gumiel rende noto che a S. Agata di Serino non si conserva il sacramento “propter paupertatem dicta ecclesia”.

1617-1645. Beneficio di S. Maria della Consolazione, di S. Antonio di Padova in S. Agata "terrae Sereni" (jus De Maio).

1656. A S. Agata di Serino, su 307 abitanti, sono colpiti dal contagio 171. 

1658-1677. Lite De Maio-Confraternita del SS. Sacramento in S. Agata per l'eredità di Tommaso de Maio.

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Nel 1626 la chiesa assunse l'attuale forma, tra il 1637 ed il 1640 si arricchì con 15 tele dipinte in parte da Francesco Guarini, con larga presenza della sua bottega.

La ricchezza della chiesa soprattutto del soffitto si deve al principe Caracciolo di Avellino, feudatario di S. Agata, che volle nella modesta chiesetta, una soluzione artistica simile ai soffitti della Collegiata di San Michele, ma il risultato non regge alla comparazione col più grande modello.

Nella Sacra Visita del 1770 si parla di un soffitto con molte icone indorate.

Cappelle: SS. Sacramento con relativa Confraternita, Assunta (di jus patronale di Alessandro de Maio), S. Antonio, SS. Rosario (XVIII secolo). Oratorio SS. Annunziata (1711).

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Nella sacra visita del 1785 si dice:

 

La chiesa è di struttura di palmi 84 di lunghezza per 24 di larghezza, ricca di celebri e antiche pitture e di marmi, adornata di famoso stucco, di sacrestia, organo, campanile con 4 campane con fonte battesimale, confessionale e pulpito. In essa vi sono 5 altari: l'altare maggiore di marmo con la custodia che tiene la portellina d'argento foderata di seta cremisi dove vi stanno due pissidi con il SS. Sacramento bene adorno di tovaglie e fiori, due lampade, una delle quali è continuamente accesa, da tale altare si celebrano le messe.

Il secondo altare è sotto il titolo del SS. Rosario è pubblico e il suo mantenimento è dato dalla gente che ogni prima domenica del mese fa celebrare la messa. È amministrato da 4 curatori laici.

Il terzo altare è sotto il titolo del glorioso S. Antonio di Padova di jus patronato di Francesco Antonio de Maio dove è eretto il beneficio fondato da Basilio de Maio nel 1734 col peso di una messa la settimana (celebra Vincenzo D'Arienzo).

Il quarto altare è sotto il titolo di S. Giuseppe di jus di patronato di Giuliano de Maio con beneficio di Nicola de Maio, fondato nell'anno 1718 col peso di una messa ogni giorno festivo (celebrata da Pietro Paolo De Maio).

Il quinto altare è sotto il titolo di S. Maria del Carmine di jus patronato di Pietro de Maio, eretto da Salvatore de Maio nel 1721 col peso di tre messe la settimana.

Vi è ancora il Beneficio di S. Giovanni Battista eretto da Guerrino d'Arienzo nel 1731 col peso di diverse messe (celebrate dal sac. Vincenzo d'Arienzo).

Vi sono ancora sei sepolture, tre comuni, in una si seppelliscono i fanciulli prima dei sette anni, nelle altre gli adulti e nelle altre tre le famiglie compatrone degli altari.

Ha una rendita di 40 ducati l'anno, amministrata da 4 procuratori laici per cere, suppellettili, celebrazione della festività di S. Agata il 5 febbraio.

La chiesa è dotata di incensiere d'argento, di tre calici, di pianete, di colori diversi, di camici, purificatori, tovaglie ed altro. Mantiene un sacrestano con una paga annua di d 4. Si pagano 15 carlini al Regio tribunale e 27 carlini all'Universitas di Serino.

Nel casale vi è una cappella sita a Le Cortine sotto il titolo di S. Vincenzo Ferreri, fondata da Tommaso De Maio ed amministrata in perpetuo da Don Pietro de Maio e suoi eredi col peso di molte messe.

La figlianìa è costituita di 537 anime con 4 sacerdoti, 2 novizi, 169 cresimandi, 100 senza comunione. Non vi sono pubblici scandali, tutti osservano i precetti. Il curato è Don Giovanni Borga. Si interessa di celebrare le messe, catechismo ai fanciulli, sacramenti ai sani ed infermi, benedice 4 palmi di cere, le case nella settimana santa con l'aiuto di 2 canonici.

Il diritto di sepoltura è di 12 carlini per i padri di famiglia e 12 per chi è sotto la patria potestas.

Si fa anche una processione in onore di S. Pasquale Baylon.

Vi sono 3 reliquie autentiche: il legno della croce, Sant'Agata e S. Pasquale, site in un ostensorio.

Vi sono 6 libri parrocchiali nei quali si scrivono i battezzati, i confermati dai vescovi, i matrimoni, i morti, lo stato delle anime, i legati delle messe da soddisfare nella chiesa.

Vi è un oratorio ben adornato con sedile di noce, intagli indorati, pavimento di "rigiole" e mura adornate con stucco. Vi sono congregati 133 fratelli, 60 sorelle, è regolato da 3 ufficiali maggiori (il priore 1 o 2 assistenti), 8 ufficiali minori. I tre maggiori sono eletti ogni anno con voti dei fratelli e i minori eletti dai 3 maggiori. La rendita è di 20 carlini per cere, riparazioni, ecc.

 

 

 

L'edificio attuale corrisponde ad una ristrutturazione avvenuta nella seconda metà dell'Ottocento che ne ha ampliato le dimensioni.

L'esterno ha la facciata a timpano e portale architravato con epigrafe.

L'interno, arricchito di stucchi e marmi policromi, è ad unica navata con diverse cappelle. Il coro e l'organo, situati all’ingresso, sono su un soppalco in legno con struttura a vista.

La navata è suddivisa in parti, un fornice la separa dal presbiterio coperto con volta a vela, mentre una volta a botte distingue l'altare dal presbiterio.

Le pareti laterali, contengono due altari per lato con sovrastanti tele.

A sinistra della navata vi è una nicchia contenente la statua di Cristo, mentre a destra vi è quella con la Madonna.

L'altare principale, in marmo policromo, presenta una copertura a solaio realizzato con grosse travi in legno a vista. Una pregevole balaustra in marmo lo separa dal presbiterio illuminato da un finestrone barocco.

La parete destra dell'altare contiene un dipinto su tavola, posto tra due coppie di nicchie raffiguranti la Madonna di Montevergine con Santa Lucia e un Santo vescovo.

Il soffitto sopra l'ingresso è decorato con un piccolo cassettonato contenente dipinti su tela illustranti episodi della vita di S. Agata e della forza della fede, in parte produzione della scuola del Guarini.

Il soffitto ha diciotto spazi, di cui uno vuoto per far posto all'organo ottocentesco in controfacciata, mentre le due tele laterali, raffiguranti la Madonna con San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista (1625) e l'Allegoria della fede del pittore solofrano Matteo Vigilante (1770), indicano un probabile prolungamento della struttura, dopo un ampliamento della chiesa, ovvero una perdita di tre dipinti originari.

Molto antico il campanile con copertura a cupola insolita nelle chiese di Solofra, della fine del XV.

Le opere

 

Francesco Guarini per 600 ducati si impegnò a fornire sedici dipinti e l'intera struttura lignea del cassettonato con relativa indoratura.

Le quindici tele del soffitto si collocano tra il 1637 e il 1640 solo due di esse sono opera dell’artista a cui è possibile aggiungere S. Agata visitata in carcere da S. Pietro. Le altre sono tutte della sua bottega

Le opere:

Martirio della Santa: taglio del seno, opera di estremo interesse nella produzione della pittura del '600 Napoletano.

La cattura di S. Agata (1637-1640) della bottega guariniana.

Martirio di S. Agata: il supplizio delle braci ardenti del 1638, opera autografa del Guarini.

S. Agata insidiata da Quinziano del 1640 della bottega del Guarini.

Sant'Agata visitata in carcere da San Pietro è tra le opere più interessanti della bottega guariniana, il maestro vi intervenne in modo determinante.

S. Agata nel lupanare di Afrodisia di bottega guariniana.

Sant'Antonio di Padova converte un miscredente, potrebbe essere un'opera autografa del Guarini.

La traslazione delle reliquie di S. Agata, prima era titolata Il principe di Avellino accompagna in processione l'Eucarestia consacrata, il dipinto è in cattive condizioni ma i caratteri stilistici sono quelli delle opere mature della Collegiata.

Il miracolo dell'ostia caduta nel fango, ha i caratteri tipici delle opere della bottega del Guarini.

S. Agata rifiuta di adorare gli idoli, ha i modi della pittura di Tommaso Guarini.

S. Agata davanti a Quinziano, è una delle prime opere del ciclo e risente del clima delle opere della Collegiata, tant'è che S. Agata è la stessa modella della donna di profilo a destra dell'annuncio a Zaccaria.

S. Agata flagellata al palo, presenta sparsi e incerti segni della presenza del Guarini.

L'Angelo visita il sepolcro di S. Agata, mostra il ductus incerto della bottega del Guarini.

La Messa di un prete dubbioso sul mistero dell'Eucaristia, è un prodotto di stampo puramente devozionale.

La morte di Quinziano, è sui livelli della bottega del Guarini con qualche traccia di interventi del maestro.

Tra le opere artistiche, non appartenenti al ciclo guariniano, è da sottolineare un antico dipinto su tavola della prima metà del XVI secolo, con Sant'Agata e San Donato vescovo e una statua ligneo/policromata del XVIII secolo di ambito colombiano.

 

 

Cappella della Congrega annessa a Sant'Agata

 

 

Annessa alla chiesa c'è una cappella ad unica navata, di piccole dimensioni, è coperta da una volta a botte rastremata e riporta in alto una cornice modanata in stucco.

Due finestroni barocchi illuminano l'interno, che è arricchito da paraste con capitelli in stucco.

Sull'altare in marmo policromo, nella parte alta, vi è una nicchia incorniciata dov'è conservata la statua di Sant'Agata.

All'ingresso un rosone barocco completa questa semplice chiesa, completamente ristrutturata dopo il terremoto del 1980.

 

 

La tradizione

 

 

Le tradizioni sviluppatesi intorno a S. Agata non si restringono all'omonima frazione, poiché tutta la valle ha sentito sempre viva la fede per la protettrice del seno femminile, essendo il latte considerato dono prezioso perché essenziale e gratuito.

Come si sa dalla storia, la vergine santa sacrificò per la fede le sue mammelle subendone l'asportazione durante le persecuzioni di Diocleziano a Catania, sua patria, dove morì il cinque febbraio del 225.

Tutte le donne della valle accorrono in quel giorno alla festa in onore della santa per ringraziare o impetrare grazie. Meta del pellegrinaggio è la chiesa della frazione dove domina il bellissimo quadro del pittore locale, Francesco Guarini, che raffigura il martirio della santa. E nessuno torna a casa senza avere con sé il caratteristico pane di S. Agata a forma di mammella, benedetto in quella occasione.

La fede un tempo non si esauriva nel giorno della ricorrenza, poiché ogni mamma, prima di partorire, si recava ai piedi della santa per chiedere abbondante latte e l'immagine della santa accompagnava la donna nella sua funzione più specifica.

Accanto alla santa di Catania si onora nella frazione anche S. Pasquale, un santo anch'esso preferito dalle donne, quelle però che cercano marito.

La tradizione fa dire alla zitella che si affida alla protezione del santo:

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San Pasquale Bajlonne

protettore delle donne,

mandami un marito,

bello, buono e saporito.

 

Così, quando verrà l'ora della decisone, non ci saranno tentennamenti:

 

È buono o non è buono questo marito?

 

Se c'è di mezzo il santo non c'è da preoccuparsi!

 

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Un inno tutto solofrano a S. Agata

Le parole sono di Carmine Troisi. Fu poi musicato da A. Famiglietti

I
Evviva S. Agata
patrona potente
di doni e di grazie
perenne sorgente
sofferse il martirio
per essere fedel
al verbo evangelico
disceso dal ciel
II
O Santa che il popolo 
esalta ed onora 
fa sempre più rosea
spuntare l'aurora
sul mondo che torbido
è in preda del mal
 spera rimedio
da mano mortal
III
O santa magnifica
di Cristo eroina
esempio mirabile
di fede divina,
ci ottieni di essere
qual ben fosti tu
fedeli alservigio
di Cristo Gesù
 
IV
Atroce martirio 
invitta sostenne
del seno lo strazio
la fiera bipenne.
Il fiore suo candido
intatto serbò
per fare olocausto
a Cristo che amò.
V
Si lodi la Vergine
e martire eletta
che assunta alla gloria
ancor giovinetta
è Agata inclita
donzella che fu
supremo miracolo
di rara virtù.
Rit.
O bella Catania
va pure orgogliosa
che serbi tu in Agata
la più santa cosa
ci guardi propizia
c'infiammi d'amor
la Vergine e martire
più cara al Signor.

 

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Resoconto di una festa.

Veramente solenne è riuscita quest’anno la festività della Patrona, il cui culto tende più a rifiorire in questo ridente villaggio. Per tre sere consecutive il molto reverendo prof. Vincenzo Napoli conquise l’uditorio con la sua parola calda ed affascinante e fu addirittura insuperabile nel tessere le lodi della invitta vergine catanese. Il rev. Can. Giella cantò la messa solenne e i Vespri, e, nell’esecuzione mirabile si rivelò cantore squisito, musicista di valore. Ottime le funzioni di chiesa, parata artisticamente a festa dai fratelli Luciano e superiore ad ogni elogio il trono semplice, ma bellissimo dell’invitta Patrona, innanzi a cui arsero numerosi ceri. Il concerto musicale “Giuseppe Verdi” eseguì dell’ottima musica, e i fuochi artificiali, discreti, furono accesi un po’ presto, a causa della pioggia, che impedì l’uscita della processione per le vie del paese. Un bravo di cuore al rev. Parroco Giuseppe Moscati, che seppe così bene dirigere le funzioni ecclesiastiche e una lode vivissima ai promotori della festa, in special modo all’ottimo ed infaticabile giovane Signor Giovanni D’Urso, il quale a costo di sacrifici personali, nulla lasciò intentato, per la riuscita della bella festività. Una lode vada ancora ai nostri concittadini residenti nelle lontane Americhe, i quali, pur nei travagli della vita, non hanno dimenticato la loro gloriosa Patrona inviando il loro abbondante obolo. Vogliamo sperare che persisteranno anche negli anni veggenti. Sempre ad malora! (Da “Le Rane”, n. 3-4, febbraio 1915)

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Per l'analisi delle tele è stato tenuto presente R. Lattuada, Francesco Guarino nella pittura napoletana del Seicento, Napoli, 2000.

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