Pensieri

 

Qualche tempo fa era di moda la barzelletta.

 

Un tale si attacca al telefono e chiede la Sai e all’altro capo una voce risponde: “E se non me la dici”.

 

Mi ritorna in mente quel che avveniva tanto tempo fa.

“Come ti chiami?”

E lui rispondeva: “Addivinola e dammi mezzo toscano”.

Ma Ceratola continuava a chiedere: “Come tu ti chiami?”

E l’ufficiale giudiziario rispondeva ancora: “Addivinola”.

Ma Ceratola: “E come posso indovinare?”.

Questo è il mistero Addivinola.

Il duetto continuava per un bel po’ finché Addivinola non otteneva il mezzo toscano, a pagamento s’intende, e che subito si metteva a fumare impestando il locale con l’odore acre del tabacco a forte contenuto di catrame e nicotina.

 

D’ estate nella penombra del magazzino perché il sole era ombreggiato dalla tenda a strisce sottili di metallo anche per tenere lontane le mosche che infestavano la piazza, le strade e le case nonostante la battaglia ingaggiata dal regime fascista che nemmeno quella riuscì a vincere e sprecò tempo e denaro come voleva vincere la guerra contro la Francia, l’Inghilterra e l’America che nemmeno contro gli abissini riuscì a vincere se non fosse stato per i gas asfissianti ed i nostri furono capaci di farli desistere dalla Resistenza e se fossimo stati più preparati a farceli amici ora ce li avremmo trovati vicino e non comunisteggianti e nemici come i libici di Gheddafi che spara  missili contro Lampedusa e a Sigonella Craxi diede ordine di contrastare gli americani che volevano vendicare l’onta subita da parte di un moscerino perché mal si sopporta che “o muschillo vo’ cecà l’uocchio a voie” e anche perché il popolo non ha mai partecipato alle decisioni dei cosiddetti grandi o durante la guerra del 1860 i guerrieri forse garibaldini forse borbonici chiedevano ai cafoni: “Sei per il re o per Garibaldi?”. Ed il povero zappatore spesso sbagliava nella risposta o si buscava una schioppettata.

 

O poi nella grande guerra volevano che i contadini del sud combattessero per liberare da chi poi non lo si è mai saputo con certezza.

Perché libero è colui che può disporre dei suoi averi, se ce li ha, o delle sue azioni.

Ma i poveri cafoni non erano padroni nemmeno del fazzoletto di terra ove poter riposare dopo morto, mentre quelli che dovevano essere liberati solo pochi erano poveri in canna.

 

Come Soccorso o Minichiello che avanzato in età credeva il progresso una cosa strana misteriosa e nel contempo molto semplice.

Che gli avevano fatto credere che bastasse recarsi in un luogo, il più alto possibile, per fare udire la propria voce attraverso la radio.

E così lui nella settimana santa degli anni trenta andava sopra la Lappazzeta, che è un luogo abbastanza alto e che si affaccia su un dirupo del vallone delle bocche soprane e scampanando una campana, di quelle che portano ancora oggi le mucche al pascolo gridava a più non posso: “È morto l’hanno ucciso, povero figlio, chi può aiutarlo”

Ed ignorava che un altro prima di lui aveva messo in versi tutta la passione di Cristo e Iacopone faceva parlare la Madonna mentre non faceva spaventare il sottoscritto che insieme ai genitori in campagna sentì all’improvviso lo scampanare ed il lamento reale e tragico

Ed era veramente tragicamente reale quella voce altisonante e solitaria che a volte la finzione è più reale della realtà come spesso accade ammirando un tramonto il sole che spacca le nuvole e sembra sconvolgere tutta la nostra fantasia.

 

Che spesso diciamo “non sembra vero” anche se invece guardiamo una cosa poco bella e la consideriamo uno scherzo della natura come “o Facciorusso” che aveva più di tre quarti del viso deturpato da un colore rosso violaceo “voglia di vino” dice la gente ma se non bastasse aveva il labbro inferiore rosso violaceo gonfio e pendente da far impressione tanto che le donne incinte facevano gli scongiuri

 

E come Martiangela che alta quasi due metri e magra magra faceva paura ai bambini e le madri per tenerli lontani dai balconi e dalle finestre dicevano di non affacciarsi altrimenti Marcialonga poteva pigliarli.

 

E come Pauloantonio che era un mezzo uomo perché era storpio e mezzo busto e dal bacino in giù era come un bambino cosce e gambe cortissime e storte e tanto deboli che non riuscivano a reggerlo in piedi e camminava stando appoggiato su una specie di carriola bassa quasi a fior di terra e si aiutava con le mani che usava per spingersi e avanzare

 

E come Nannone che era un pezzo d’uomo e aveva un’ernia sotto la gola come una palla grossa quanto una mela cotogna di un colore rosso carne ed era una curiosità per tutti i bambini, fenomeno da baraccone che si divertivano a sentirlo urlare con voce altisonante perché di mestiere faceva il banditore e chiunque aveva bisogno di propagare notizie si rivolgeva a lui, oggi ci sono radio e televisione per la propaganda ma allora c’era Nannone per la pubblicità o per i bandi ufficiali del Comune e del tutto ignaro della lingua italiana si esprimeva quasi sempre in vernacolo e non era capace di pronunciare bene le finali delle parole che faceva terminare tutto con la vocale a.

Così per l’ordinanza sulla vaccinazione antivaiolosa: “Il Sindacaaa diciaa dandaraa a faraa le cicciolaaa”.

Oppure per l’apertura di una vendita di vino al minuto “Ronciccio Buonannaaaa ha puostaaa a sfrascaaa”

E le mamme correvano alla sede municipale con i propri figli non ancora vaccinati e verso sera gli uomini dopo la faticosa giornata di lavoro passata in conceria accorrevano dove si vendeva ottimo vino a buon mercato perché la merce passava direttamente dal produttore al consumatore e propriamente nello stomaco di quelli operai ai quali il quartino era ben poca cosa

 

come a’ Ruminico che andava barcollando per le strade del paese tanto era il vino che aveva ingozzato o come “‘ngula a fatica”, che era stato in America ed era tornato in Italia col suo gruzzoletto e voleva burlarsi dei paesani esclamando spesso “‘ngula a fatica” nel senso che lui non doveva più lavorare e pensava solo a mangiare e a bere.

 

O come Amatusciello, castigatore e fustigatore dei costumi, voce solitaria in un paese di profittatori e di mercanti che gridava dopo essere diventato brillo per il vino: “Maria Maria nun si fila e nun si tesse, ma ste gnommere ra ddo n’escono”.

 

O i gomitoli uscivano e uscivano perché dalle pelli scaturisce l’oro avvalorando il detto: “La pelle puzza ma rende”.

Contrapposizione dell’altro: “la pelle rende ma puzza”.

Perché se non fosse stato per la pelle Solofra non sarebbe stata ciò che è stata e non sarebbe ciò che è ovverosia un paese che si gloria del titolo di città e che possiede un tesoro d’arte come la Collegiata di San Michele finalmente restaurata dopo gli eventi sismici che disastrarono il paese nel 1980.