Un approfondimento
APPUNTI SULLE FAMIGLIE MAJO
A cura di Davide Shamà
http://www.iagi.info/genealogienobili
Il cognome Majo è comunissimo nel
Meridione d’Italia. Deriva dal nome normanno Maio o Maione. La sua diffusione copre
Secondo i maggiori autori (Crollalanza,
Candida Gonzaga, Ricca) che si sono occupati di
genealogie meridionali, i de Majo autenticamente
nobili appaiono nelle cronache del regno di Napoli durante la dominazione angioina. La loro origine è ignota, per alcuni sarebbero di Napoli altri li danno come genericamente
campani (1). Anche i primi componenti rintracciati
nelle fonti sono pochi e non vanno oltre il XIII secolo. La loro connessione
genealogica è incerta. Alcuni autori segnalano i primi de Majo
addirittura attorno al 1000, ma anche in questo caso la mancanza di documenti
certi aiuta poco. É infondata l’affermazione secondo
cui sono più antichi dei Caracciolo
(una assurdità perché il filo genealogico di questa illustre famiglia è
rintracciabile con sicurezza fino a poco prima dell’anno mille). La genericità
del cognome, che appare in numerosissime varianti (de Majo,
Majo, Maio, de Mayo, Mayo ecc.), e la pochezza delle fonti impediscono
una ricerca seria sugli antenati risalenti a prima della dominazione angioina. Come pure è assai difficile fare
un quadro generale dello stato della genealogia per buona parte dei secoli
XIII, XIV e XV. Erano di certo una famiglia della media nobiltà, sicuramente
locale e passata in primo piano dopo che gli Angioini avevano
epurato o ridimensionato la vecchia guardia delle grandi dinastie, tutte più o
meno legate agli Svevi. Possedevano beni a Napoli e
alcuni castelli in Abruzzo.
Il primo de Majo accertato che appare
nelle cronache è un Matteo creato cavaliere dal Re di
Sicilia, sembra nel 1272, e Tesoriere degli Abruzzi
nel 1294. Altri componenti della casata furono
capitani o governatori per conto degli Angioini. La famiglia si moltiplicò in
numerosi rami diffusi per tutto il Mezzogiorno ma senza la possibilità di
rintracciare, anche in questo caso, una successione o un collegamento tra le
varie linee. Anzi, è probabile che molte famiglie omonime, pur essendo nobili, hanno preteso una discendenza dal ceppo principale per
illustrare ulteriormente le glorie dinastiche. Penso, ad esempio, ai rami
pugliesi o spagnoli dei Majo che mancano
completamente di conferme documentate (2). Ci sono delle differenze negli
stemmi antichi che suggeriscono origini diverse dei vari casati de Majo (3). Inoltre la variante "Mayo"
è di evidente origine ispanica, probabilmente arrivata
in Italia all’epoca della dominazione aragonese.
Nel 1402 un Giovanni de Majo fu presidente della eccellentissima Regia Corte
Sommaria di Napoli e Razionale della Zecca. Sul finire di quel secolo un
Martino de Majo divenne Vescovo di Bisceglie. Nel XVI secolo
ottennero
La linea residente a Napoli è stata quella di maggior importanza,
sia per parentele che per numero di feudi posseduti. Venne iscritta al patriziato napoletano nel Seggio di
Montagna ma godette della registrazione anche nei seggi di Capua
e ai patriziati di Benevento e Tramonti.
In particolare, si distinse un ramo che assunse il cognome Durazzo. Il perché e il per come è
avvenuto un tale mutamento di cognome è alquanto controverso. Viene citato in moltissime opere genealogiche antiche e
moderne il matrimonio tra un cavaliere Francesco de Majo
e una Ippolita di Durazzo, discendente illegittima
del Re di Napoli Ladislao I. Il matrimonio è senza dubbio illustrissimo e autorizzò i discendenti ad aggiungere il cognome Durazzo, ma come spesso accade in questa storia, mancano
ancora le conferme documentarie. Ed è completamente
dimenticato nelle moderne fonti genealogiche capetingie
(4). Le leggende sui figli naturali del Re Ladislao I di Durazzo
sono parecchie e dure a morire. In particolare gli vengono
attribuiti più figli del previsto e i dati dei figli autentici sono spesso
falsati. Il sovrano napoletano ebbe in effetti due
figli illegittimi da una ignota concubina, Rinaldo e Maria (quest’ultima
morta bambina). Rinaldo viene citato in due sole
occasioni storiche: nel
I discendenti di questo Francesco de Majo
devono aver appoggiato le loro pretese ascendenze capentigie
su qualche prova, poiché ebbero il privilegio di aggiungere al proprio stemma i
gigli di Francia, simbolo presente nelle armi degli Angioini
e caratteristico dei dinasti francesi. La linea de Majo
Durazzo è stata l’unica che ha brillato per una certa
ricchezza e per il numero dei feudi posseduti. Nel 1546 entrarono nell’Ordine
di Malta. Ottennero il ducato di San Pietro nel 1718 e nel
1754 la nomina a Marchese. Aggiunsero anche la baronia di Pago nel 1813.
Nel corso del XIX secolo la dinastia si divise in due
rami. Il primogenito mantenne il titolo ducale e si estinse con Costanza,
figlia del Duca Don Giulio e di Donna Maddalena de’ Sangro
dei Principi di Fondi, sposata il 3-11-
A Solofra esisteva una famiglia borghese, i Majo
Orsini (o Majorsini), che si diceva legata alla
dinastia principesca degli Orsini di Gravina.
I documenti, rintracciati negli archivi pubblici (5) ed
ecclesiastici di Solofra e dintorni, permettono di ricostruire la vita della
famiglia dal XVI secolo. In origine il cognome era
semplicemente Majo e i primi componenti
rintracciati possedevano una fattoria. Divennero successivamente
piccoli proprietari terrieri di provincia e possessori di una conceria. Erano
definiti nei documenti con il predicato di "Don" e "Donna"
ma senza indicazione di titoli particolari. In effetti
un tale appellativo aveva, all’epoca, il semplice valore di "Signore"
o "Signora" ed era un modo per distinguere dal volgo i componenti
facoltosi o importanti di una comunità. Possedevano uno stemma borghese che in
seguito al matrimonio Orsini ebbe alcune modifiche: gli venne
aggiunto un orso rampante (sembra però che fosse un cavallo in origine).
Qualche fonte poco informata li indicava come feudatari di Sant’Agata dei Goti. Per quanto riguarda il feudo di Sant’Agata si può affermare con
sicurezza che mai fu in mano ai de Majo (o de Majo Durazzo o a qualsiasi altra
dinastia omonima). Sant’Agata dei Goti nel XIV secolo fu infeudata ai Conti di Caserta, poi passò
ai de Sabran. Nel 1343 fu ceduta a
un figlio illegittimo di Roberto I di Napoli, Carlo d’Artois,
al quale venne confiscata tre anni dopo. Nel XV secolo
vennero infeudati i della Marra, successivamente nel 1528 gli Acquaviva d’Aragona (Duchi di Atri e Conti di Conversano),
poi venne venduta ai Cosso e nel 1696 passò agli
ultimi proprietari, i Carafa Duchi di Maddaloni (6). In nessun caso esistono documenti che
provano il dominio da parte dei Majo (o Majo-Durazzo) e con, addirittura, il titolo principesco. Di
certo la storia del feudo di Sant’Agata
deve essere nata nel XVIII secolo e, guarda caso, Francesco de Majo era nativo del casale di Sant’Agata
di Serino. Come e perché si sia formata tale leggenda
è un mistero.
Viene anche affermato che i Majorsini
solofrani abbiano dato un cardinale alla Chiesa. Dato
falso e facilmente smentibile. L’illustre prelato, don Francesco Majorsini (1812-1893), è stato solamente Vescovo di Lacedonia e Arcivescovo di Amalfi.
Mai appare in un elenco ufficiale della Santa Sede nelle vesti di Cardinale.
Come pure manca ogni traccia, o almeno non ne abbiamo
trovato, di una poco credibile nomina del detto prelato a Barone di San Biagio
da parte di Pio IX e la conferma di uno stemma cardinalizio (prerogativa dei
cardinali in quanto principi della Chiesa). Nel celebre dizionario del Crollalanza (volume II, pag. 51) è riportato lo stemma
dell’Arcivescovo, che come sappiamo mancava di corona e non è riferito a
famiglia nobile. Riporto, per completezza d’informazione, la trascrizione
integrale della lapide dell’arcivescovo presente nella cattedrale di Amalfi (mancante di stemma, titoli cardinalizi e
baronali):
FRANCISCO
MAJORSINI
QUIS
MITIS ET HUMILIS
COR DE
CLARIS VIRTUTIBUS
ET MERITIS
EFFUSA PRAESERTIM IN PAUPERES LARGITATE
ZELO ET CARITATE
FLAGRANS
CUM REXISSET
ANNOS PENE XXII
AMALPHITANAM ECCLESIAM
NATUS ANNO MDCCCXII
NONO
KALENDAS DECEMBRIS
ANNO REP
SAL MDCCCXCIII
DIEM
OBIIT SUPREMUM
CAPITULUM METROPOLITANUM
AD PERPETUAM REI MEMORIAM
HOC MONUMENTUM E MARMORE CONFECTUM
PIGNUS GRATI ANIMI ET AMORIS
ERICI CONSTITUIT
La storia del prelato è riportata succintamente anche in S. Bardaro "La cattedrale di Lacedonia
(tra passato e presente)" :
"Francesco Majorsini (1859-1871, date
riferite al periodo di governo della diocesi) – Nato a Solofra, Archidiocesi
di Salerno, Vescovo titolare di Elenopoli
e Ausiliare di Capua, prese possesso della nostra
Diocesi il 1° novembre 1859. Intervenne al Concilio Vaticano I e fu promosso
Arcivescovo di Amalfi il 27 ottobre 1871. Progettista
e politico. Fece ampliare il seminario facedovi il
nuovo portone al largo del Castello. Cominciò l’ampliamento della Cattedrale
con l’obolo dei fedeli nel 1860".
Oltre al caso del cardinale fittizio esiste anche il problema del
matrimonio solofrano tra un Francesco de Majo e una Elena Orsini. Queste nozze vengono
spesso presentate come prova della nobiltà "ab
antiquo" dei Majorsini…… di certo sono avvenute
ma tra due omonimi di grandi dinastie! Francesco de Majo
non era nobile ma un semplice avvocato, Elena Orsini
non era nella maniera più assoluta una componente della dinastia principesca ma
figlia di un semplice camerario napoletano. Francesco
de Majo, da vedovo, iniziò a firmarsi Majo-Orsini sul finire del XVIII secolo. Il cognome rimase
ai discendenti.
Come si vede nello schema genealogico sugli
Orsini riportato in questo sito, oltre a non esistere nessuna Elena, è
assurdo pensare che la celebre dinastia romana avesse permesso il matrimonio di
una sua componente con un provinciale di dubbia nobiltà. Elena Orsini sarebbe
stata figlia del Cardinale e Duca Don Domenico, uno dei principali componenti del Sacro Collegio, artefice dell’elezione di un
paio di pontefici e alto dignitario della Curia. Il Cardinale, da giovane,
aveva avuto dalla moglie quattro figli. Delle femmine la prima divenne monaca a Roma (ed era stata tenuta a battesimo dal Re di
Napoli); la seconda, Donna Giacinta, sposò uno dei più importanti
principi italiani, Don Antonio II Boncompagni-Ludovisi
Principe sovrano di Piombino. E’ stato suggerito che forse poteva essere sorella
del Cardinale e non sua figlia, ma anche in questo caso i dati genealogici sono
talmente definiti che non permettono nessuna modifica: il Cardinale non aveva
sorelle! Lo schema riportato nella celebrata genealogia di
Pompeo Litta ("Famiglie Celebri Italiane"
1848, tavola XXX) è giusto e completo. Oltre che
confermato da tutte le successive ricerche fatte negli archivi della dinastia
Orsini (ora in buona parte a Roma).
I Majorsini solofrani mancano di un
collegamento con gli Orsini romani. Erano di origine
borghese, di buona e influente famiglia, ma senza parentele con la nobiltà
napoletana o locale. Dalle ricerche effettuate negli archivi di Sant’Agata e Solofra si evince che i discendenti diretti di
Francesco Majo e di Elena
Orsini si sono estinti alla fine del ‘800. Da Solofra erano passati a Napoli
tra il 1820 e il 1840. Riportiamo i dati scoperti :
(Dal Libro dei
battezzati 1736/1764) :
"Don" Francesco Antonio Pasquale Majo
figlio di Gennaro (nato il 2-4-1737 e morto il 29-11-1822) (avvocato e
detentore di uno stemma borghese) contrasse un matrimonio extra a Sant’Agata di Solofra (forse il primo a Napoli ?) con Elena
Orsini, figlia di Antonio Orsini camerario a Napoli (morta a Sant’Agata
Irp. il 15-5-1782, definita
negli atti solamente "mulier prudens").
Aggiunse il cognome della moglie al proprio in data ignota e
per motivi ignoti, appare come "Majorsini"
in atti del 1795 e 1798. E’ probabile che a questo periodo sia da assegnare la
mutazione dello stemma. Figli :
1) Chiara (de) Majo (nata il 13-7-1762)
2) Isidoro (de) Majo (nato il 20-9-1763)
(Dal Libro dei
battezzati 1765/1795) :
3) Grazia Maria Majo (nata
il 26-4-1765, morta nel 1834)
4) Casimiro Majo (nato il 24-11-1766, morto a Napoli 20-2-1786)
5) Dionisio Majo (nato il
20-5-1769, morto a Napoli dopo il 1795), sposa a Napoli Camilla Ferola
6) Maria Teresa Majo (nata
il 19-9-1771, morta nel 1833)
7) Maria Lucia Carmela Majo
(nata il 15-4-1773)
8) Maria Elisabetta Majo
(nata il 17-5-1775)
9) Pasquale Maria Antonio Giuseppe Vincenzo Consolato (de) Majorsini (nato a Napoli il 18-5-1778),
era proprietario di una conceria. Sposa Maria Giuseppina Ciccarelli, dalla quale ha :
(dal Libro dei
battezzati 1795/1811) :
1) Maria Maddalena Anna Antonia Raffaella (nata il
24-7-1804), sposa nel 1834 un componente della
famiglia Russo, da Aterrana.
2) Gennaro Antonio Aloisio Raffaele Alfonso Simone
(nato il 29-10-1805), era Giudice alla Corte Criminale
di Potenza.
3) Francesco Antonio
Vincenzo Luca Aloisio Raffaele (nato il 17-10-1807, morto il 29-7-1810)
4) Maria Bernardina Agata Antonia Raffaella Lorenza
Anna (nata il 15-12-1809, battezzata dal nonno Francesco Antonio Majorsini in Solofra), sposa nel 1832 un componente
della famiglia Vigilante.
(Dal Libro dei
battezzati 1812/1847) :
5) Francesco Antonio Maria Aloisio Raffaele Vincenzo
Alfonso Nicola Luca Sebastiano (nato il 20-1-1812), questo è l’Arcivescovo di Amalfi.
6) Alfonso Maria Isidoro Domenico (nato il 31
ottobre 1815 †1854), nel suo testamento, conservato ad Avellino, il padre è
chiamato "Cavaliere", ma anche in questo caso ci troviamo di fronte a un titolo di cortesia.
7) Maria Agata Anna (nata il 5-11-1817).
8) Maria Giustina Concetta Anna (nata il
29-11-1821), sposa Francesco figlio di Ciriaco Pelosi.
9) Isidoro Maria Alfonso Battista (nato il 31-1-1824)
10) Casimiro Maria Dionisio (nato il 13-9-1826,
morto nel 1827).
11) Maria Elisabetta Anna (nata il 13-5-1829).
12) Casimiro Maria Salvatore Gaetano (nato il 6-8-1831, morto il 25-7-1856), era sacerdote.
Isidoro (nato nel 1824),
sposa Elisabetta Maurelli, proveniente
da Canale di Serino, dalla quale ha
(dal Libro dei
battezzati 1848/1883):
1) Antonia Josepha Maria (nata il
6-7-1864), battezzata dallo zio Vescovo. Sposa un Michele de Majo,
da Napoli, da cui ha : Carolina (nata il 12-7-1883, morta il 31-7-1917),
Girolamo (nato 1885), Gaetano (nato nel 1886), Arcangelo
(nato nel 1888), Isidoro (nato nel 1889), Claudina (nata nel 1893),
Elisabetta (nata nel 1894), Giuseppe (nato nel 1896) e Antonio
(nato nel 1898). Con discendenza attuale.
2) Maria Josepha
Francesca Cristina Raffaella (nata l’11-7-1865), battezzata dallo zio
Arcivescovo.
3) Raffaella Maria Margherita Anastasia (nata il 23-1-1867).
4) Lucia Maria Michela Francesca Filomena (nata l’8-5-1870, morta l’11-7-1870).
Con queste quattro donne si estinse la famiglia solofrana dei Majorsini.
Note :
(1) Alcune fonti
li indicano originari di Tramonti, presso Amalfi (v. Crollalanza
e Candida Gonzaga).
(2) Il di Noya nella sua opera sui blasoni pugliesi li indica
originari campani, ma dubito che la linea pugliese sia parente di quella
napoletana. I de Majo pugliesi, di media nobiltà,
sono estinti. Non escludo che certi rami siano decaduti dalla
antica nobiltà e siano arrivati fino ad oggi.
(3) Lo stemma
standard viene riportato dal Crollalanza in questa
maniera : d’oro, al pino di verde nudrido sopra tre
monti dello stesso moventi dalla punta, e tre calderini
d’argento annidati sulla cima 1 e 2; col capo d’azzurro seminato di gigli d’oro
col lambello di rosso.
(4) Cfr. Patrick van Kerrebrouck :
Nouvelle Histoire Généalogique de l’Auguste Maison de France : les Capétiens
volume II – Paris 2000. Oltre a mancare il matrimonio de Majo/Durazzo, manca
anche l’altro matrimonio controverso de Brayda/Durazzo.
(5) Cfr. i documenti pubblicati nel
sito da Mimma de Majo, in cui si attesta l’antichità
della famiglia non oltre la metà del XVI secolo. Documenti notarili che mai
trattano di origini nobili. L’indicazione del
predicato "Don" o il titolo di "Illustrissimus",
che appare nei documenti coevi, è solo un uso di cortesia comune all’epoca.
(6) I Carafa e i Cosso possedevano Sant’Agata con il titolo ducale.
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