Chiese solofrane 

La chiesa dell'Ascensione

oggi

Chiesa di S. Antonio

 

 

 

 

 

La Chiesa è ubicata nel rione Balsami in uno slargo della via che porta nella parte alta dell'abitato.

  

 Costruita alla fine del XVI secolo (1597), con il titolo originario dell’Ascensione fu la chiesa di un rione ricco dominato dalle famiglie Ronca e Fasano.

 

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Nel 1617 è documentata nella chiesa la Confraternita dell'Assunta.

Nello stesso secolo fu sede della Congregazione della Carità.

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Nel XVIII secolo possedeva 15 beni immobili e diversi censi riservativi a sostegno della economia locale.

Ebbe la Cappella di S. Maria dell'Arco seu d'Atria (1757) dotata da Massenzio Garzilli.

 

 

 

Ha subito vari interventi tra cui quello del 1790 ed dopo un secolo fu ricostruita in seguito ai danni del terremoto del 1893. Seriamente danneggiata dal terremoto del 1980, è stata consolidata, restaurata ed aperta al culto nel 1996.

 

 

 

L'edificio, posto in direzione nord-sud, ha pianta irregolare con un rettangolo terminante a sud con l'abside, mentre sul lato occidentale si apre un ambiente, adibito a sagrestia, con ingresso autonomo.

La facciata, volta a nord, nuda e semplicemente intonacata, si conclude con un timpano spezzato a cornici mistilinee. Ha avanti un ampio scalone poligonale in travertino delimitato da balaustre in marmo. Il portale d'ingresso, in pietra locale con trabeazione e cimasa, è sovrastato da un finestrone con ai lati due altorilievi ed incornicia l'originario portone in legno intarsiato di ampie dimensioni.

 

 

 

L'interno, a navata unica, ha una copertura con capriate in legno a vista. Un arco trionfale a tutto sesto, con effigie e decorazioni in stucco, divide la zona dell'altare da quella di culto.

I lati della navata sono esaltati nella parte superiore da fasce dorate e cornici ricoperte di stucco, le pareti, che s'innalzano sopra il piano della cornice, sono interrotte da due aperture che illuminano l'interno.

I pilastri, rivestiti da paraste decorate con capitelli ionici, completano l'ambiente.

Nello spessore murario sono inglobati due altari per lato in marmi intarsiati. Il presbiterio, di forma poligonale, è illuminato da due finestroni laterali in stile barocco. Sull'altare principale, ricoperto di marmi policromi, vi è una statua della Madonna incorniciata tra paraste con peristilio.

La copertura della navata, a capriate lignee, e quella del presbiterio, anch'essa in legno, sono molto interessanti dal punto di vista architettonico. Entrambe sono state rifatte da pochi anni.

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La tradizione di S. Antonio

 

Dai Balsami giunge la profonda devozione al Taumaturgo di Padova, intorno alla cui chiesa, ai piedi della Scorza, si stringeva anticamente il rione. La cura del santo e del suo tempio era affidato alle famiglie della zona che, a turno, offrivano l'olio per la lampada che perennemente ardeva nel sacro tempio. La sua festa era preparata con una cura minuziosa, ostinata, piena di orgoglio per il nome del rione, cui la riuscita della sagra portava onore. Anche qui c'era "'o mast'e festa" che si preoccupava delle luminarie, del programma, ma soprattutto del predicatore che doveva essere sempre di chiara fama, poiché era lui che conduceva la novena o il triduo che precedeva la festa. La novena di S. Antonio era un elemento importante della tradizione antoniana molto rispettata e curata di cui andavano orgogliosi tutti e che richiamava gente dagli altri rioni.

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Statua di S. Antonio del 1903 a devozione di Antonio Brescia.

La processione si distingueva per la partecipazione dei fedeli numerosi e devoti che accompagnavano il santo fin giù alla Collegiata, in un doveroso ossequio alla Chiesa madre. Strabiliava il numero sempre altissimo di fedeli scalzi che chiedevano o ringraziavano, segno delle taumaturgiche virtù del "santo dei miracoli". Tutti recavano in mano un cero: mille lumi tremolanti nella notte, mentre il sacro corteo si snodava per le stradine strette: via Balsami, via Luigi Landolfi, via Forna, via Garzilli fino alla piazza, poi il fiume si allargava lungo le più ampie via Roma e via Gregorio Ronca. Si mormorava qui che tanti di quei ceri erano la richiesta delle giovani zite per un marito da trovare presto o, per le maritate, il ringraziamento per averlo trovato (1960).

E quando, poi, si era riaccompagnato il santo nel suo tempio, la folla sciamava nel rione illuminato a giorno tra bancarelle di nocelle e carrettini di gelati, arrancava lungo la rapida salita fin sulla piazzetta ove era istallato il palco della banda o si spandeva sulla vicina "scorza", sollazzandosi in ben fornite cene all'aperto, essendo la bella stagione favorevole alla cosa.

La festa del 1910

La festa del grande taumaturgo S. Antonio di Padova, che si svolgerà nei giorni 25 e 26 corrente, mercé l'opera zelante dell'instancabile signor Gabriele Rossi, quest'anno assumeranno ancora maggiore importanza per la presenza del celebre conferenziere P. Pio Ciuti da Firenze, che con la sua oratoria affascinante tanto entusiasmo ha suscitato nei principali centri d'Italia: Roma, Firenze, Genova e Napoli. Suonerà il Concerto musicale di Carbonara (Caserta) ed avremo: Messa in musica, solenne processione, splendide luminarie a gas acetilene e svariati fuochi d'artificio. Pel l'ottima riuscita della festa coopera gentilmente anche il signor Antonio Brescia, concittadino residente in New-Jork, ove raccoglie l'obolo fra i nostri connazionali. (Da "Le Rane" del 18 giugno 1910).

 

Ecco una cronaca del 1913 che ci parla di questa tradizione. Da notare 'o mast'e festa, il signor Rossi, che tramanderà la carica al figlio e la cooperazione dei cittadini solofrani all'estero; sono gli abitanti del rione, che, pur lontani dalla patria si sentono legati alla propria terra dal sentimento religioso che non si tradisce, come la famiglia, come la patria.

Civettuola, oltremodo gaia è riuscita la festività di S. Antonio da Padova celebratasi al rione Balsami don pompa insolita dall'instancabile sig. Gabriele Rossi. Ottimo il concerto dei Ciechi dei SS. Giuseppe e Lucia di Napoli, diretto dal valoroso maestro prof. Tommaso Cozzoli, che disimpegnò anche con perfezione il servizio della Messa Solenne nella Collegiata di San Michele, come brava la Banda di Cesinali ... Che dire, poi, dell'oratore ... un frate colto, intelligente, erudito per quanto modesto, dalla parola spontanea, calda, viva di sentimento; facile, persuasiva? Egli nei tre giorni ha intessuto dei veri poemi al grande Taumaturgo, addimostrandosi conferenziere ricercato e dotto. Alla riuscita della festa, intanto ha contribuito anche la cooperazione dei cittadini all'estero. (Segue l'elenco dei solofrani con la relativa offerta).

 

 

Si ringrazia l'imprenditore Vincenzo Guacci della conceria Campania per le foto qui riportate.

 

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