Famiglie solofrane 

Ronca/Ronchi

 

Una delle famiglie più rappresentative di Solofra. Può essersi installata a Solofra da Salerno durante il Trecento quando a Solofra si formò un gruppo dedito alla concia e alle attività connesse.

I Roncha a Salerno svolgevano due attività precise e specifiche di quelle che poi svolgerà il ceppo solofrano, la lavorazione della pelle e del cuoio e l’attività mercantile legata all’arte della spezieria, che a Solofra fu una peculiarità tradizionale di questa famiglia. Simone de Roncha possedeva in questo periodo a Salerno una bottega nella ruga corbisariorun e due nella Ruga speciarorum.

Il ceppo dei Ronca è citato tra le famiglie "civili" di Solofra dell’inizio del XIV secolo ed impegnato nell’artigianato della pelle, nella mercatura e soprattutto con una spezieria, definita di antico uso.

 

XV

 

Fu in questo secolo una famiglia presente nella vita economica e sociale di Solofra, rappresentanti del cosiddetto ceto civile. Sono documentati i notai Rainaldo (1478), giudice annuale della Universitas nell’atto di conferimento della rettoria di S. Angelo ad un sacerdote di Montoro e Gregorio (1494); i sacerdoti Vitale, rettore della Cappella di S. Giovanni e Jacobo (1480), rettore della cappella dei Fasano.

Nel campo economico sono citati Persiano (1469), un mercante presente nelle fiere del meridione, Battista (1495) che ebbe rapporti economici col feudatario Zurlo.

Sono ancora operanti: Aurelio, Cosma detto Ronca e Alessandro.

Nel 1442 sorse una lite tra la casa Ronca e la casa Guarino per i diritti sulla Cappella di S. Giovanni Battista che le due famiglie possedevano in S. Angelo ed in questo secolo si formò il cognome Guarino detto Ronca dalla unione di due rami di queste famiglie. Il ramo poi ritornò nell’alveo principale e già nel XVI secolo i Guarino detto Ronca si chiamavano prevalentemente Ronca.

 

XVI

 

I Ronca possedevano in questo secolo beni in tutte le zone più antiche di Solofra alle Fontane sottane, al Sorbo e ai Balsami, ma anche al Fiume, ai Burrelli, dove erano proprietari di per lo meno tre concerie, al Sortito dove c’erano loro botteghe, tra cui una spezieria. Il casale dove dominavano in modo assoluto era il Sorbo. Il ceppo conservava una sostanziale unità anche se appare diviso in diversi rami. Il campo dominante era quello finanziario, sia pubblico che privato, attraverso diversi soggetti, ma in posizione preminente c’era Alessandro col figlio Arcangelo che era allora il più grande finanziatore solofrano. Trattavano prodotti legati alla pelle, specie la lana di cui avevano quasi il monopolio, e naturalmente i prodotti concianti, di cui si faceva distributrice la spezieria. Legata all’attività mercantile e finanziaria era la politica matrimoniale che li portava a intessere rapporti con importanti famiglie di Atripalda (il notaio Polidoro de Rogerio), di S. Severino e della Puglia, tre luoghi basilari per i loro commerci.

Il ceppo è sempre presente nella gestione della Universitas, sia nelle assemblee che nel subirne il carico, e in quella dei patrimoni ecclesiastici. Dei suoi membri, si individuano cinque "honorabilis", e, tra gli appartenenti allo stato clericale, si citano Iacobo, cappellano di S. Giuliano, che svolgeva un’importante funzione di coagulo dell’unità familiare e Cosma, figura rappresentativa del clero solofrano come archiprespitero del collegio di S. Angelo e primicerio del primo Collegio canonicale della Collegiata oltre ad essere cappellano di S. Nicola alle scanate e di S. Andrea, della cui chiesa sostenne e finanziò anche la ricostruzione. I Ronca avevano una cappellania in S. Agostino ed una in S. Angelo.

In questo secolo, nel periodo dell’autonomia, si crearono due fazioni, una capeggiata dai Ronca, che furono in lotta per il governo della Universitas e che nel 1545 giunsero ad un accordo col pagamento di una penale.

 

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Il sarcofago del primo primicerio della Collegiata, Cosma Guarino detto Ronca.

 

 

 

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I Ronca di Bagnoli

Vale citare i Ronca di Bagnoli per il significativo richiamo ai Ronca di Solofra nella onomastica, soprattutto per quanto riguarda i nomi Alessandro e Carlo che sono presenti a Solofra in modo tanto significativo che non se ne è mai perduta la trasmissione. Sperando di trovare in futuro dei collegamenti tra i due ceppi si citano qui il bagnolese Alessandro, nato nel 1527, celebre matematico, geografo e storico. Fu militare sotto le armi di Carlo V e Filippo II, distinguendosi nella spedizione di Tunisi. Al tempo del Duca d’Alba fu tra i migliori capitani del tempo. Morì nel 1607 a Bagnoli dove fu sepolto nella chiesa di S. Domenico con epigrafe e pregevole busto in marmo. Anche il figlio Carlo (1579-1639) fu degno di nota militando nella milizia di Filippo IV.

Anche il notaio Taddeo Ronca richiama nell’attività e nella onomastica la famiglia solofrana.

Nel XVIII secolo si ha nota di Domenico (1700-1786) Ronchi figlio di Luigi, un archeologo e numismatico di valore. In questo caso vale citare, oltre alla onomastica, la trasformazione del cognome in Ronchi proprio come è avvenuto a Solofra.

Infine si trovano tra i due centri della provincia irpina altri cognomi comuni: Grassi, Petrone, Nigro.

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Altre notizie sulla famiglia nel XVI secolo

 

Gilberto col figlio Pasquale possedeva una bottega di conceria al Fiume, godette l'uso dell'acqua da Ercole Zurlo; Catanio fu mercante di vari prodotti tra cui la carne salata. Domaschino fu mercante col figlio Bartolomeo. Arcangelo e i figli Domenico, Vincenzo, Cesare, Giulio († nel 1546) ebbero un bottega di conceria al Fiume. Pace la figlia di Alessandro sposò il notaio Polidoro di Rogerio di Atripalda portando in dote 20 once di cui 71 in denaro e 49 in corredo. Luca, detto compagno, lavorava l'oropelle; Bartolomeo, artigiano delle scarpe, insieme a Dionisio, Ascanio, Arcangelo, ai fratelli Marchese, Matteo, Domenico e Agiasio (figli del fu Pietro), Stefano e Jacobo (figli di Pellegrino) e diversi altri commerciavano in prodotti dell'artigianato locale come corie pelose, suole, coriame di vacche e di cavalli, vacche nere e bianche, panni, animali, lana, prodotti concianti come mirto e sommacco.

Aurelio Guarino detto Ronca, fu il personaggio dominante nella società del tempo, notaio dei primi documenti notarili solofrani, fu sindaco di Solofra; Claudio, figlio di Aurelio, fu notaio ed erario della duchessa Orsini. Altri sindaci furono: Geronimo (1555), Aurelio (1556), Michelangelo (1576), Virgilio (1597). Nel campo delle professioni si distinsero: Pietrangelo di Cosimo (UJD 1567); Sebastiano (dottore nel 1590); Annibale. Michelangelo si trasferì a Napoli dove svolse l'arte dello speziale.

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XVII

 

In questo secolo la famiglia si presenta anche con la dizione Ronchi.

I Ronca fecero parte del governo della Universitas, parteciparono alla gestione delle gabelle: farina, chianca, vino. Furono del partito feudale. Alcuni entrarono a far parte dell'esercito: Andrea, Matteo, Luca che furono Cavalleggeri; Pietro fu alfiere. Continuarono a gestire la spezeria tenuta da Bartolomeo insieme a Marcello. Molti parteciparono direttamente al governo della Universitas: Michele (sindaco 1605), Scipione (1629), Claudio (1637); Francesco fu cassiere della Universitas. Continuarono la tradizione culturale: Claudio (notaio), Aniello (dottore e notaio 1653), Giuseppe (dottore 1668), Felice (dottore 1672), Mario (nato nel 1627 da Salvatore fu dottore nel 1657), Luigi (ujd 1687). Tra le attività mercantili e finanziari si individua: G. Antonio, esattore della gabella della salera che a Solofra valeva 3172 ducati (1616); Catanio, esattore della gabella del vino; Giuliano, commerciante di grano con Ruvo; Miziano e Gio Pietro, esattori della gabella della farina; Giovanni, mercante godette di esenzioni dei diritti di passo in tutto il regno; Donatantonio, Onofrio, Marco e G. Camillo furono negozianti; Leonardo fu mercante.

 Monte dei Maritaggi della famiglia fondato da Aurelio.

Furono sacerdoti: Giuseppe, Vittorio di Bartolomeo, Matteo, Flaminio

Giovanni Vittorio Ronchi di Donato Antonio fu canonico dal 1698 al 1742 quando morì. Fondò il Conservatorio di Santa Teresa. Visse in una famiglia facoltosa e importante. Anche suo fratello Felice fu ujd e sacerdote. Altro fratello, Lorenzo, fu cappuccino con il nome di fra’ Bernardo da Solofra.

 

 

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XVIII

 

I Ronca dal catasto conciario del 1754

 

Forna

Pasquale, speziale di medicina di 24 anni, con la madre Lucia Maurelli (60 anni), il fratello Francesco (sacerdote di 36 anni). Abitazione propria di più stanze con giardino. Impegna nella sua attività 40 ducati.

 

Gregorio figlio di Giovanni Maria è conciapelli (anni 35) ha sposato Angiola Grassi (di Filippo), ha i figli: Pasquale (anni 5), Giuseppe (4 anni), Rosa (7 anni) Maddalena (1 anno, nel 1775 sposerà Nicolantonio di Melfi). Abita in una dimora propria con varie stanze, cortile murato. Ha crediti con Filippo Grassi (d. 200) per la dote della moglie. Altra figlia Maria Costanza ha sposato Giuseppe Lavaro di Atripalda.

Nel 1795 è documentato Francesco Ronca (fu Gregorio), sacerdote nominato cappellano della chiesa di S. Maria di Loreto del Sorbo i cui procuratori sono Filippo Ronca e Gaetano Brescia.

 

È questa la famiglia da cui verrà il navigatore e scienziato della Marina italiana Gregorio Ronca infatti il figlio di Gregorio Pasquale, avrà Gregorio, che a sua volta avrà Pasquale, Alessandro, Errico, Luigi e Cesare. Figlio di Luigi sarà Gregorio Ronca, Alessandro, ammiraglio dell'esercito e padre di Giulia Ronca, Michele, Virginia, Angiolina.

 

Il ramo di questa famiglia, che fa capo a Michele (altro figlio di Luigi), si è trasferito in Canada con i figli Luigi e Francesco. Luigi ha avuto Michele e Sergio che vivono in Canada.

           

Nello studio di questo casato si può andare anche dietro nel tempo individuando il padre di Giovanni Maria Antonio nato nel 1637, il cui padre fu Alessandro nato intorno al 1607, il cui padre fu Carlo col fratello Aniello, il cui genitore fu Alessandro e figlio di Carlo, figlio a sua volta di Sorgente attivo con i fratelli tra cui Giuliano, il cui padre fu G. Carlo con i fratelli Vincenzo ed Ursino, provenienti da G. Luca, figlio di Catanio a sua volta figlio di Stefano.

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Gennaro (anni 65) vive del suo col figlio Francesco Antonio (34 anni) e il fratello sacerdote Giovanni Vittorio (53 anni). Fa parte dello stesso fuoco la famiglia del fratello fu Carmine e cioè la moglie vedova Orsola Morena (anni 52) i figli: Alessio (18 anni), Aniello (13 anni), Michele (10 anni) Petronilla (24 anni), Annamaria (15 anni), Angiola (5 anni). Abitano una casa palazziata con stanze superiori e inferiori confinante con i beni di Pasquale Ronca e altri beni patrimoniali orti e cortile. Fratello di Gennaro è anche G. Vittorio sacerdote con casa alla Forna.

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Cupa-Toppolo-Capopiazza

Arcangelo sartore di 36 anni e marito di Maria Giannattasio di 28 anni (figlia di Leonardo con dote di 42 ducati un sottano alla Cupa e un bosco ai Laurielli) e i figli Giuseppe (11 anni), Grazia (9 anni), Lucia (6 anni), Pasquale (2 anni). Angiola (1 anno). Abita alla Cupa in una casa propria con varie stanze superiori e inferiori (confinante con i beni di Arcangelo Pandolfelli e Vito Garzilli); possiede un boschetto ai Serroni e impegna in una merceria 100 ducati. Ha un peso al Monte dei Morti dove nel 1761 fu sepolto Arcangelo nella cappella di S. Giuseppe. Dal testamento del 1761 si deduce che il testatore è debitore di Pietro Gargiulo di Napoli di d 44 deve avere da Domenico Criscillo d 50 per cose mercantili in comune da cui ha in fitto una bottega alla Piazza.

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Donato (fu Felice, marito di Lucia Tura, testamento nel 1737), negoziante di 43 anni, marito di Anna Petrone (43 anni), abitano in una casa propria con giardino (confinante con i beni di Arcangelo Pandolfelli); possiede due concerie al Fiume (eredità della moglie e confinante con i beni di Liberato Petrone), una casa di tre stanze con giardino a Capopiazza, un magazzino alla Strada vecchia (confinante con i beni di Soccorso Ziccardi), una vigna alla Cerzeta (confinante con i beni di Domenico Grassi), una selva a Li Laurielli (confinante con i beni di Domenico Landolfo), altra selva boscosa a Camponici (confinante con i beni di Francesco D'Auria). Impegna nell'attività di mercante 500 ducati, ha crediti a carico di Barnaba Ronca e Gaetano Guarino e vari legati.

Figlio di Felice è anche il sacerdote Alessandro che ha una casa di 6 stanze al Sorbo (confinante con i beni di Francesco d'Auria) e gode di prebende assegnate dalla curia di Salerno.

Altri figli di Felice sono Flavio, Antonio, G. Battista, Giulio, Giuditta (sposa di Gaetano Garzilli), Orsola (sposa di Clemente Garzilli), Rosa (sposa di Antonio Scarano).

 

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Sorbo

Angiolo (detto magnifico), mercante di 50 anni, marito di Teresa Giliberti (42 anni) con i figli: Maria Antonia di 18 anni (sposa Andrea Grassi), Dorotea (15 anni), Giuseppa (11 anni), Rosa (9 anni), Consolata (6 anni), Filippo (2 anni). Vivono con lui il fratello Francesco (conciatore di 50 anni), la sorella Angiola (68 anni), la nipote Feliciana (15 anni) e il nipote Antonio (14 anni che va a scuola). Abita in una casa di 10 stanze con cortile (confinante con i beni di A. Caraviello), possiede due metà concerie a la Forna (una confinante con beni di Pasquale Giliberti, l'altra in censo da Gregorio Giliberti), una selva a Li Serroni, una a Li Tagli ed impiega nell'industria di conceria e in altre mercanzie 250 ducati.

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Tommaso, battargento di 38 anni con la moglie Anna Cerino di 30 anni e il figlio Pietro di 2 anni. Abitano con lui il fratello Luca, sartore di 26 anni, la moglie di lui Maddalena De Maio di 26 anni, la nipote Caterina di 1 anno e lo zio, il sacerdote Pasquale di 52 anni (costui gode di rendite della cappella di S. Matteo. di alcuni fiscali a Civitavecchia e di alcuni arrendamenti a Napoli). Abita in casa propria di varie stanze in località detta Il rubino con 2 giardini. Impegna in mercanzie 25 ducati.

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--- Salvatore Aniello (Ronchi), inabile di 65 anni vive con la moglie Teresa Ferrazzano di 56 anni e la figlia Delia di 15 anni. Abita in una casa propria di varie stanze e orto, possiede una selva a Li Tagli. Ha pesi a favore del Monastero di S. Domenico. Nipote è Federico, sacerdote che ha un patrimonio assegnatogli dallo zio su una selva castagnale a Villizzano.

--- Taddeo (Ronchi), senza impiego di 33 anni, vive con la madre Giovanna Federici (vedova di 62 anni) e la serva Caterina Ciccarelli (45 anni) in una casa patrimoniale del canonico Santo suo zio e parte anche del fratello Felice, sacerdote che fa fuoco a sé. Quest'ultimo ha il patrimonio del padre Alessandro e dello zio Ferdinando, abita nella sua casa di otto stanze, cortile, giardino e cistrena d'acqua (confinante con i beni di Francesco d'Auria).

A questa stessa famiglia appartengono Silvestro, suddiacono che ha un patrimonio proprio su una selva castagnale a Vellizzano (confinante con i beni di Federico Ronchi); e Antonio sacerdote che gode di un patrimonio costituitogli dallo zio Domenico Maurelli.

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Aniello, senza impiego di 60 anni, sposato con Grazia Caropreso (di 56 anni), ha i figli gemelli Giuseppe e Vincenzo (16 anni), Vittoria (32 anni), Antonia (30 anni), Marianna (26 anni), Pompilia (24 anni), Fortunata (20 anni), Lucia (14 anni), abita in una casa di molte stanze con giardino (confinante con i beni degli eredi di Gregorio Ronca e Raffaele Russo).

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Flaminio (detto magnifico perchè vive del suo) di 53 anni, sposato con Anna Grimaldi di 45 anni (figlia di Domenico e sorella di Fabio e Camillo), ha i figli Salvatore (22 anni), Michele (novizio di 16 anni), Francesco (alla scuola di 14 anni). Con lui vive il nipote canonico Giuseppe Giliberti. Abita in una casa propria di varie stanze (confinante con i beni di Domenico Ronca) con orto e cortile; possiede varie stanze alla Piazza (locate a Leonardo Mosca, Taddeo Scarano e Antonio Fasulo), un terreno arborato castagnale al Sorbo, una selva castagnale al Sasso, una a Ischimerola, un terreno arbustato seminativo a La Torre. Ha dei crediti da Antonio Garzilli e vari pesi tra cui a favore di S. Giuliano, della Cappella di S. Basilio e della Collegiata. Ha una figlia, Mariangela, sposata con Domenico Zanfino di Terradura.

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Domenico, lavoratore coiraro di 66 anni, sposato con Lilla Rosa Caropreso di 33 anni, ha i figli Sigismondo (lavoratore coiraro di 20 anni), Giuseppe (9 anni), F. Maria (8 anni), abita una casa con orto del sacerdote Arcangelo Grimaldi suo cognato.

 

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Balsami

Costantino di 46 anni, negoziante sposato con Lucia Fasano (44 anni), ha i figli Rebecca (7 anni), Abramo ( 5 anni), Laura (1 anno). Abitano con lui i cognati: sacerdote Gabriele Fasano (anni 36) e Innocenza (45 anni). Abita in una casa di varie stanze con giardinetto (confinante con i beni di Basilio Fasano); possiede un magazzino alla Forna, una selva a Chiangarola e impegna in varie mercanzie 100 ducati.

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Giuseppe (fu Domenico), tessitore di panni di 50 anni; abita con il cognato Felice Giannattasio, tessitore di 29 anni e la di lui moglie Anna, di 35 anni. Vive in un’abitazione propria con orto (confinante con i beni di Gabriele Russo) metà della quale è abitata dalle sorelle Agnese, Beatrice ed Anna, tutte maritate.

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Caposolofra

Giuseppe, maestro sartore di 33 anni, sposato con Anna Caropreso di 24 anni, ha un figlio, Carmine, di 2 anni. Abita in casa propria con cortile ed orto, dotale della moglie e confinante con i beni di Fabrizio Caropreso.

Salvatore, mercante di 60 anni, sposato con Teresa del Pozzo, col figlio Mario (studente in Napoli di 25 anni, sarà ujd), Geronimo (speziale manuale di 56 anni con sua industria in Napoli), serva Giovanna Campagna (40 anni). Abitazione propria con giardino, selva castagnale detta le fratte, terreno a selva con frutti al muro di Tonno, altra selva al Pozzillo, vari crediti. Impegna nella sua attività con suo fratello 1000 ducati.

A questa famiglia apparterrà Salvatore Maria.

 

Botteghe di conceria di questo ceppo

 

·         Bottega di Donato Ronca fu Felice

sita al Fiume.

·         Bottega in dote di Anna Petrone (moglie di Donato Ronca)

sita al Fiume.

 

Da Solofra a Bari.

Da Le strade di Bari di Vito Antonio Melchiorre, Periodici locali Newton, 1995, Roma, vol. III., p. 641.

Ronchi (strada). Quartiere S. Nicola, dal largo S. Sabino 12 alla strada Dottula. Toponimo dedicato a una famiglia originaria di Solofra (Avellino), trasferitasi a Bari verso la fine del XVI secolo. La più antica memoria che la riguarda si riferisce ad un Giuseppe, uditore del portolano maggiore, il quale sposò Isabella Pandolfelli, da cui venne il figlio Cataldo, padre a sua volta di un Giantommaso. Esistono tracce negli arri notarili della discendenza della famiglia fino a tutto il Settecento. Nel 1749 la famiglia venne ammessa nella persona di Alessandro, a far parte della nobiltà locale solamente per gli affari di amministrazione della università, ma senza godere delle prerogative del patriziato. Questo Alessandro era figlio di Troiano e di Claudia Guarini di Solofra dalla quale ebbe dieci figli: Gaetano, arciprete del Duomo, Marcantonio Gesuita, Giuseppe Nicolò, canonico di S. Nicola, Claudia, Traiana Innocenza, Delia, Giuseppe Savino, Gio Battista, arciprete del Duomo, Rosalia, Emanuella, monica in S. Scolastica. Alessandro Ronchi morì il 10 aprile 1761. Nell’anno 1775, un Nicola Ronchi, quale erede del padre Domenico e degli zii canonici Nicola e Giuseppe, possedeva una casa palazziata con venti camere e altre comodità nella strada dei Campanili, dirimpetto all’Arcivescovado, fra le case dei signori Lamberta e il Conservatorio delle Pentite (di qui il nome della strada di cui si sta parlando), oltre a diversi fondi in località Torre di Specchia e Carnosa . L’usufrutto di un quarto del predetto palazzo venne da lui destinato a formare il sacro patrimonio del figlio Francesco, che desiderava ascendere alla tonsura: la rendita del quarto ammontava a ducati 42, da cui dedotti ducati 10 e mezzo per lavori di manutenzione, rimaneva una rendita netta di ducati 31 e mezzo (not. Vincenzo Miolla, 7 dicembre 1775). Lo zio Giuseppe, del quale è cenno nell’atto, era un canonico della basilica di S. Nicola.

Nota. Da correggere la data di trasferimento della famiglia Ronca a Bari che non fu alla fine del XVI secolo, ma all’inizio del XVIII.

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Da Giulio Petroni, Storia di Bari, vol. II, Forni editore, Bologna, pp. 207-209.

Una discordia tra le due chiese [il Duomo e la Basilica] cominciata nel 1757 e composta nel 1793 […] fu dal contrastarsi a questa il principato patronato di S. Niccolò sulla città e la provincia di Bari […] Due popolari tumulti l’uno il dì 9 dicembre 1784 […] Un Domenico Ronchi, uomo d’animo risoluto, armatosi d’archibuso, s’attenta di sbaragliar quella gran ressa di popolo. Al primo colpo tirato a paura, ristettero; ma quando d’egli ricaricò rompendo in grandi minacce, gli si avventano, e di coltelli nel capo e nelle spalle il feriscono. A lui intanto pericolo non vien manco l’animo, con un secondo colpo d’archibuso passa ad uno fuor fuori la coscia, si divincola, guadagna un portone, e vi si chiude. Ma incontinente si scardinano le imposte, lui strascicano sulla strada, raddoppiano percosse e ferite, il lasciano, quando il credono morto, chè tale ei s’infinge. In questa uscito a cavallo con sue milizie il comandante Marteu, e promettendo che la torre non sarebbe tocca, il popolo quetossi e sgombrò […] soddisfatto il popolo e londandoli appendeva come in voto del quetato tumulto all’altare di nostra Donna le armi del Ronchi!

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Da Pasquale Sorrenti, Le strade di Bari, Laterza litostampa, Bari, 1970, p. 258.

Ronchi (strada). Quartiere S. Nicola. Da largo S. Sabino a strada Dottula. Dall’antica famiglia barese originaria di Solofra, che venne ascritta alla Piazza Nobile nel 1749 con Alessandro. Un Domenico cercò di arginare il 9 dicembre una sommossetta popolare contro la famiglia De Angelis Effrem, la quale, essendo proprietaria di case in vicinanza del Duomo ed essendo la torre del Duomo pericolante, per salvare le proprie case credette il popolo che i De Angelis avrebbero fatto abbattere la torre e si rivoltò contro di essi. La tempestività di Domenico Ronchi salvò la città da grossi guai (lui stesso era stato malmenato e pestato dal popolo inferocito), facendo sottoscrivere ai De Angelis una dichiarazione di non abbattimento della torre, ed obbligandoli anzi ad associarsi col Municipio per rafforzarla.

 N. B. Si ringrazia il dott. Giuseppe Ronca di Bari di aver fornito i documenti pubblicati.

 

 

XIX

Luigi Ronca è sindaco di Solofra. Nel 1864 fa parte del Consiglio Comunale che in occasione dell'abolizione del Collegio canonicale della Collegiata delibera per la trasformazione della Collegiata in "Monumento di native glorie" "non solo per il lustro e il decoro che reca alla cittadina nazionale" ma perché deve considerarsi "fondazione municipale". Si cita il parere della Consulta del Regno per la quale la chiesa deve considerarsi uno dei Monumenti della provincia per "ampiezza e disegno e magnificenza ornati tra i quali i famosi dipinti di Francesco Guarini celebre gloria della Scuola napoletana". Si sottolinea che la popolazione è divisa in 12 casali ed un sol parroco non basta per cui è necessario il collegio canonicale "come tanti distinti parroci che esercitano ciascuno uffici parrocchiali in un diverso casale. Il Consiglio autorizza il Sindaco a tutelare il diritto di Patronato.

Luigi svolge attività mercantile di compravendita di pelli che fa lavorare nelle concerie locali. Il suo spazio mercantile va dalla piazza di Cava e di Napoli a quella di Ascoli Piceno.

La famiglia di Luigi fu la più rappresentativa di questo secolo.

 

 

Al ramo Ronchi appartengono

 

Francesco nato nel 1801; laureato in Legge: ha svolto la professione di Giudice presso la Magistratura borbonica in Salerno e quella di Professore di Diritto presso l'Università di Napoli.

 

Giuseppe, nato a Solofra il 3 ottobre 1869; laureato in Scienze Forestali esercitò le funzioni di Sotto ispettore demaniale a Patti in  Sicilia e poi in Campania come funzionario. Giuseppe era il fratello del Dott. Luigi (medico chirurgo) e del Col. cav. Francesco Ferdinando "MAVM e MBVM" (Comandante del 30° reggimento fanteria).

 

XX

Francesco Ferdinando e Mario Ronchi

Gregorio Ronca, marinaio e scienziato

Giulia Ronca

 

 

 

 

Approfondimenti

Considerazioni sulle varianti “Guarino detto Ronca” e “Ronchi” del cognome Ronca di Giuseppe Ronca.

 

Semplici elementi di riflessione sulle “ipotesi sulla formazione del cognome Ronchi” formulate da Giuseppe Ronca di Marco Ronchi.

 

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