IL SOCIALISMO NEGLI ANNI VENTI

A Solofra e a Sant’Agata

 

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La Lega Pellettieri negli anni venti

 

Dopo la Grande Guerra la massa contadino-piccolo operaia ed artigiana solofrana vide risvegliarsi le speranze deluse vent’anni prima. A Solofra e a S. Agata il movimento operaio si organizzò in partito con due sezioni causando la violenta reazione della classe patronale. La conflittualità diffusa, dovuta all’abbandono in cui erano tenuti gli operai, alle prevaricazioni patronali e ai fermenti provenienti dalle altre parti d’Italia, fu acuita dall’accresciuta ricchezza dei grandi industriali per le forniture belliche (pescecanesimo), che suscitò la reazione dei piccoli artigiani che aderirono al partito delle rivendicazioni sociali.

A S. Agata, che aveva un sostanzioso movimento socialista fu costituita l’Unione Operaia, che subito si arricchì di adesioni, manifestando una capacità organizzativa nuova e creando apprensione negli ambienti borghesi. Inoltre l’associazione metteva a nudo la mutata consistenza dell’elettorato, frutto delle riforme elettorali, in quanto gli operai con le loro famiglie vennero a costituire la maggioranza del corpo elettorale locale.

Anche Solofra fu interessata al rinnovamento del movimento operaio che si trasformò in movimento politico ad opera di un indiscusso protagonista: Vincenzo Napoli (1882-1953), compagno di studi di Cianciulli a Benevento e sacerdote che ripudiò il suo stato per dedicarsi alla lotta operaia. Riuscì a rendere le masse partecipi dei problemi di giustizia sociale, fondando in provincia varie sezioni socialiste, di una delle quali, quella di Altavilla, fu segretario unendo il movimento solofrano con quello del centro irpino, e facendo parte della Federazione provinciale del partito. Il Napoli rifondò la Lega Pellettieri che fu al centro degli scioperi del marzo-aprile del 1920 che a Solofra ottennero i risultati più considerevoli. Nel maggio seguente fu organizzatore in provincia delle feste del primo maggio, che furono vere e proprie assemblee di propaganda operaia e che a Solofra fu la più imponente. Nel luglio di quell’anno organizzò la sezione socialista solofrana che alle elezioni dell’autunno fece registrare il maggiore successo socialista in Irpinia

I successi solofrani uniti a quelli santagatini dove la lista socialista aveva conquistato il Comune mostrò l’esistenza nella zona di una solida cellula socialista che fu presente al Congresso di Livorno nel gennaio del 1921, dove il Napoli aderì alla mozione di Firenze e che permise nel marzo dello stesso anno di ospitare nei saloni della Lega Pellettieri, il III Congresso Socialista Irpino.

In questo contesto sociale si sviluppò il fascismo come risposta ai successi socialisti, in quanto la classe degli imprenditori, dei notabili, dei proprietari trovò la possibilità di avere il potere oltre che la sicurezza contro i pericolosi orizzonti della democrazia e le prospettive che il socialismo apriva alle masse impreparate, preferendo le calme acque del conservatorismo. L’esteso ceto piccolo borghese di commercianti e medi artigiani divenne sempre più timoroso dell’avventura operaia mentre il clero con le associazioni cattoliche, di chiara tendenza moderata, trovava dalla sua parte il fatto che il socialista solofrano Vincenzo Napoli fosse un ex prete.

Tutta la zona slittò lentamente nel fascismo dei signori e degli imprenditori attraverso una graduale opera di fascistizzazione. Ci fu il deteriore trasformismo di tanti, anche sostenitori di lotte socialiste, ci fu una sostanziosa corrente emigratoria che liberò la società locale di molti socialisti. Il fascismo operò abilmente soprattutto nella situazione santagatina dove la maggioranza operaia e contadina, insieme a parte del cattolicesimo, esprimeva nel socialismo la propria protesta contro il potere patronale. Inoltre i più comprendevano di essere dinanzi ad una situazione irreversibile ed infine lo spirito concreto di molti faceva rifuggire da progetti troppo azzardati.

Dopo la marcia su Roma (ottobre 1922) la situazione cambiò prima a Solofra (marzo 1923) quando il sindaco Napoli rassegnò le dimissioni nelle mani del prefetto in omaggio alla mutata situazione italiana, mentre solo esteriormente sembrò che l’avanzata fascista fosse pacifica. Pesante invece si fece la situazione del Napoli oggetto di minacce e costretto all’espatrio insieme a oltre 500 operai.

Diversa fu la situazione a S. Agata in cui c’era una netta contrapposizione tra la maggioranza operaio-contadina, che gravitava intorno all’unica chiesa, che improntava le associazioni cattoliche e quella combattenti, che deteneva il comune e nel socialismo esprimeva la protesta contro il potere patronale, e la borghesia rurale e industriale in netta minoranza. Qui ci fu una conflittualità che andò molto più oltre la morbida politica adottata dal potere fascista in questa prima fase di conquista del potere. In questo piccolo centro fu più difficile la conquista del potere per cui si procedette per gradi, operazione agevolata dalla calma che si era prodotta a Solofra dopo la conquista fascista. Prima si operò contro il circolo Unione Operaia, che, in seguito ad un’accorta propaganda, fu soppresso (luglio 1923) come covo di sovversivi e per gravi motivi di ordine pubblico, ci fu poi la defenestrazione dell’Amministrazione socialista con la posta sotto giudizio degli amministratori (dicembre 1923) appena ad Avellino si ebbe un Commissario regio, infine fu soppressa la sezione socialista.

Lentamente il socialismo soccombette: ci furono accordi con i ferrovieri, azioni più dirette verso gli elementi più attivi, altri furono circuìti, altri impauriti, altri illegalmente cancellati dalle liste elettorali e riammessi in tempi più sicuri ed infine ci fu l’assorbimento di S. Agata nel 1926 nel comune di Solofra che risolse il problema del rivoluzionarismo santagatino.

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NASCITA DEL SOCIALISMO A SOLOFRA 

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UN SOCIALISTA TRA LE DUE GUERRE

Angelo Antonio Famiglietti

VINCENZO NAPOLI

Dal sacerdozio, al socialismo al comunismo

 

Da M. De Maio, I miei ricordi di A. Famiglietti e la presenza socialista nell’area solofrano-santagatina, Solofra, 1989.

 

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