IL SOCIALISMO NEGLI ANNI VENTI
A Solofra e a Sant’Agata
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Dopo
A S. Agata, che aveva un sostanzioso movimento socialista
fu costituita l’Unione Operaia, che subito si arricchì di adesioni,
manifestando una capacità organizzativa nuova e creando apprensione negli
ambienti borghesi. Inoltre l’associazione metteva a nudo
la mutata consistenza dell’elettorato, frutto delle riforme elettorali, in
quanto gli operai con le loro famiglie vennero a costituire la maggioranza del
corpo elettorale locale.
Anche Solofra fu interessata al rinnovamento del movimento operaio
che si trasformò in movimento politico ad opera di un
indiscusso protagonista: Vincenzo Napoli (1882-1953), compagno di studi di Cianciulli a Benevento e sacerdote che ripudiò il suo stato
per dedicarsi alla lotta operaia. Riuscì a rendere le masse partecipi dei
problemi di giustizia sociale, fondando in provincia varie sezioni socialiste,
di una delle quali, quella di Altavilla, fu segretario
unendo il movimento solofrano con quello del centro irpino,
e facendo parte della Federazione provinciale del partito. Il
Napoli rifondò
I successi solofrani uniti a quelli santagatini
dove la lista socialista aveva conquistato il Comune mostrò l’esistenza nella
zona di una solida cellula socialista che fu presente al Congresso di Livorno nel gennaio del 1921, dove il
Napoli aderì alla mozione di Firenze e che permise nel marzo dello
stesso anno di ospitare nei saloni della Lega Pellettieri, il III Congresso
Socialista Irpino.
In questo contesto sociale si sviluppò il
fascismo come risposta ai successi socialisti, in quanto la classe degli
imprenditori, dei notabili, dei proprietari trovò la possibilità di avere il
potere oltre che la sicurezza contro i pericolosi orizzonti della democrazia e
le prospettive che il socialismo apriva alle masse impreparate, preferendo le
calme acque del conservatorismo. L’esteso ceto piccolo borghese di commercianti
e medi artigiani divenne sempre più timoroso
dell’avventura operaia mentre il clero con le associazioni cattoliche, di
chiara tendenza moderata, trovava dalla sua parte il fatto che il socialista
solofrano Vincenzo Napoli fosse un ex prete.
Tutta la zona slittò lentamente nel fascismo dei signori e degli
imprenditori attraverso una graduale opera di fascistizzazione.
Ci fu il deteriore trasformismo di tanti, anche sostenitori di lotte
socialiste, ci fu una sostanziosa corrente emigratoria che liberò la società
locale di molti socialisti. Il fascismo operò abilmente soprattutto nella
situazione santagatina dove la maggioranza operaia e
contadina, insieme a parte del cattolicesimo, esprimeva nel socialismo la
propria protesta contro il potere patronale. Inoltre i più comprendevano di
essere dinanzi ad una situazione irreversibile ed infine lo spirito concreto
di molti faceva rifuggire da progetti troppo azzardati.
Dopo la marcia su Roma (ottobre 1922) la situazione cambiò prima a
Solofra (marzo 1923) quando il sindaco Napoli rassegnò
le dimissioni nelle mani del prefetto in omaggio alla mutata situazione
italiana, mentre solo esteriormente sembrò che l’avanzata fascista fosse
pacifica. Pesante invece si fece la situazione del Napoli oggetto di minacce e
costretto all’espatrio insieme a oltre 500 operai.
Diversa fu la situazione a S. Agata in cui c’era una netta
contrapposizione tra la maggioranza operaio-contadina, che gravitava intorno all’unica
chiesa, che improntava le associazioni cattoliche e
quella combattenti, che deteneva il comune e nel socialismo esprimeva la
protesta contro il potere patronale, e la borghesia rurale e industriale in
netta minoranza. Qui ci fu una conflittualità che andò
molto più oltre la morbida politica adottata dal potere fascista in questa
prima fase di conquista del potere. In questo piccolo centro fu più difficile
la conquista del potere per cui si procedette per
gradi, operazione agevolata dalla calma che si era prodotta a Solofra dopo la
conquista fascista. Prima si operò contro il circolo Unione Operaia,
che, in seguito ad un’accorta propaganda, fu soppresso (luglio 1923) come covo di sovversivi e per gravi motivi di
ordine pubblico, ci fu poi la defenestrazione dell’Amministrazione
socialista con la posta sotto giudizio degli amministratori (dicembre 1923)
appena ad Avellino si ebbe un Commissario regio, infine fu soppressa la sezione
socialista.
Lentamente il socialismo soccombette: ci furono accordi con i
ferrovieri, azioni più dirette verso gli elementi più attivi, altri furono circuìti, altri impauriti, altri illegalmente cancellati dalle liste elettorali e riammessi in tempi più sicuri ed
infine ci fu l’assorbimento di S. Agata nel 1926 nel comune di Solofra che
risolse il problema del rivoluzionarismo santagatino.
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NASCITA DEL SOCIALISMO A SOLOFRA
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UN SOCIALISTA TRA LE DUE GUERRE
Angelo Antonio Famiglietti
Dal sacerdozio, al socialismo al comunismo
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Da M. De Maio,
I miei ricordi di A. Famiglietti e la presenza
socialista nell’area solofrano-santagatina,
Solofra, 1989.
Per prelievi
parziali e totali citare lo studio indicato
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