Le sfortune di Solofra

 

 

Il Pantheon Solophranum di Antonio Giliberti, Abellini, 1886

 

Chi è Antonio Giliberti.

 

Opera di un latinista che parla in versi latini, traslati in italiano, degli uomini illustri solofrani. Non è un’opera storica.

L’autore lamenta la mancanza di “Monumenti”, “Memorie” o “Cronache”, cui attingere per parlare di Solofra. In realtà il Codice Diplomatico Cavese aveva iniziato sette anni prima le pubblicazioni dei suoi documenti, nel 1845 era stato pubblicato il Regii neapolitani Archivi Monumenta e nel 1852 l’Historia diplomatica Friderici secondi di Hiullard Bréholles. Sono le fonti che il Giliberti avrebbe dovuto consultare.

 

L’autore riferisce un’opinione secondo la quale Solofra “sarebbe sorta dalle ceneri dell’antica città di Sabazia”. Lo stesso autore usando il condizionale sottolinea la non certezza della notizia, ma poi a riprova di tale affermazione cita, questa volta con certezza, “alcune spoglie preziose” cioè “l’Arco di Pietra tufacea, che adorna la porta d’ingresso della più antica delle nostre chiese (S. Croce) il quale fu da una delle Porte della Sabazia con etnici rabeschi”, un reperto che conferma il “si dice” con un altro “si dice”.

 

Vale sottolineare che a quei tempi gli edifici si costruivano adoperando pietre tolte da precedenti costruzioni diroccate. Si può ipotizzare che la pietra citata sia stata portata da Serino dove ci furono maggiori costruzioni sannite

 

 

Non c’è stata affermazione, per altro riferita su un “si dice”, più dura a morire, se ancora oggi ci si rifà ad essa.

 

 

Di copia in copia questa notizia è diventata verità, anche dopo la scoperta, quasi cento anni dopo il Giliberti, delle tombe sannitiche che hanno dato a Solofra la certezza della sua origine sannitica, però di un periodo antecedente alla guerra punica e alla distruzione di Sabazia, se pure sia esistita questa città, né c’è la certezza della data di trasporto a Solofra della pietra tufacea dell’arco di S. Croce.

 

 

Altra notizia dura a morire è quella dell’origine del toponimo Solofra da Soli offerens (p. 5). Essa è venuta a cadere quando si è avuta la certezza della origine sannita di Solofra, solo se si considera che un popolo che affida ad una terra i suoi cari non può non darle un nome.

 

 

Il toponimo  Solofra è di origine sannita, come d’altra parte in una vicenda molto significativa, dimostrò il glottologo calabrese Giovanni Alessio nel 1943.

 

 

Il toponimo Solofra

 

Giovanni Alessio era un professore dell’Università di Napoli. Nel 1943 dimostrò ad alcuni suoi studenti di Solofra l’origine italica del toponimo del loro paese. La dimostrazione seguiva la via linguistica che è la più sicura e certa. Lo studioso però, in quel periodo, si mostrò rammaricato che questa sua ricerca non fosse supportata da dati archeologici che affermassero l’origine sannita di Solofra. Questi dati vennero alla luce solo trenta anni dopo, dando ragione allo studioso calabrese.

 

Il Dizionario di toponomastica della Utet si rifà a questa dimostrazione

 

 

 

 

 

 

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