Famiglie solofrane 

MAFFEI

 

La famiglia Maffei di Solofra secondo il Beltrano è venuta da Roma, il Crollalanza la dice invece proveniente "dal ramo di Verona del più antico ceppo di Volterra". Queste due tesi non sono in opposizione se si tiene presente quanto dice il Forcella e cioè che sulle lapidi sepolcrali dei primi Maffei di Roma si legge "patrizio veronese" e se si considera la diffusa omonimia sia maschile che femminile di entrambi i rami.

La presenza dei Maffei a Solofra è documentata all’inizio del XVI secolo, quando la ricca produzione notarile, che in quel periodo Solofra produsse, la presenta come una famiglia ben impiantata nel casale Toro soprano, che si era sviluppato intorno a questo ceppo, e partecipe in primo piano alle attività socio-economiche locali. Proprio una fonte archivistica del 1533 evidenzia ampi possedimenti al centro dei quali c'era l'abitazione patronale al casale Toro e il patronato di cappelle e di altari nelle chiese più importanti dell'Universitas: in S. Agostino, la chiesa del trecentesco convento che accoglieva il monumento funerario della famiglia, in Santa Croce, l'antica chiesa che aveva annesso l'omonimo ospedale. I Maffei erano inoltre dotatari di altre chiese come S. Angelo, l'ex-pieve altomedioevale, che in quel periodo già era stata abbattuta e alla cui "fabbrica" la famiglia partecipava in modo munifico; San Giuliano, la chiesa del casale Toro; S. Andrea, nel casale confinante di S. Agata di Solofra e infine San Nicola alle Scanate sita in un loro fondo sulle pendici della collina del castello longobardo. Erano persino munifici sostenitori dell'episcopio salernitano della cui circoscrizione diocesana faceva parte il territorio di Solofra. Dalle dotazioni, dal lasciti a monaci, presbiteri, cappellani, chierici, uomini di fiducia e servi, dai maritaggi, dalla munificenza tesa ad assicurare agli studi i discendenti della famiglia, si deduce un patrimonio ragguardevole che si estendeva anche fuori dell'ambito territoriale solofrano e che la famiglia si preoccupava di mantenere integro.

Soprattutto i Maffei erano i più importanti rappresentanti dell'arte del battiloro e dell'oreficeria, forse quelli che per prima impiantarono in loco questa che sarà un'attività caratteristica dell'artigianato locale ed in cui nei secoli successivi, anche per loro merito, Solofra sarà autonoma interprete. Fu questa un'attività di prestigio nel cinquecento napoletano che poneva la famiglia, insieme a poche altre, ai vertici dell'economia solofrana.

La documentazione archivistica notarile è ricca di elementi che permettono di tracciare un ampio profilo di questa famiglia nel secolo e di aver chiara l'importante presenza dell'intero ceppo nell’economia locale. Si pensi che nei primi decenni del secolo essi erano fornitori non solo di tutte le chiese locali ma anche di quelle di un ampio circondario. In relazione a questa attività deve porsi il trasferimento della famiglia a Napoli, come dimostrano i rapporti commerciali col grande centro e come dice anche la via in cui essa si impiantò nella capitale e cioè "strada degli orefici". Se si pensa che nella capitale quest’arte costituiva una corporazione molto potente che si avvaleva di prerogative di antica data, si può comprendere il ruolo dato da questa famiglia per lo sviluppo del battiloro a Solofra.

Vale la pena sottolineare l'importante legame con la città capitale, mantenuto anche da altre famiglie e variamente documentato, perché esso è sintomo del gravitare, delle attività produttive solofrane sul grande centro commerciale. Ciò permise di far entrare Solofra nella enclave mercantile che circondava Napoli, considerata la parte più viva del Meridione.

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Si può seguire lo sviluppo di questa famiglia dal XV secolo con Francesco e col figlio Fioravanti che ebbe Pasquale, Luca, Giovanni Paolo.

Quest'ultimo fu un importante battiloro con un'attività che si estendeva a tutta la provincia. Di lui abbiamo il testamento citato, in cui nominò eredi i nipoti, figli di Luca, e cioè Alfonso (a cui lo zio lasciò la bottega di battiloro), Domenico e Giovanni Battista (esperto nell'arte del battiloro) che abitò a Napoli proprio per permettere l'esercizio a Solofra di questa arte. Suoi figli furono Geronimo e Giovan Vincenzo e Giovanni Leonardo. Il primo fu titolare della bottega solofrana di battiloro, di cui abbiamo una interessante descrizione dove si nota che la bottega aveva anche un marchio proprio.

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Il testamento di Giovanni Paolo Maffei

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La descrizione della bottega di Battiloro di Hieronimo Maffei

 

Costoro ebbero dallo zio anche la disposizione testamentaria di curare l'educazione dei figli di Antonio, figlio di Pasquale, che era stato coinvolto nella guerra del Lautreck, perdendo la vita durante la peste del 1528. I suoi figli potettero studiare divenendo importanti uomini di scienza e lettere: Fabrizio fu dottore in legge e governatore di Melfi, Ferrante medico e Giovanni Camillo filosofo.

Lungo tutto il XVI secolo la famiglia fu tra quelle che dominarono la vita locale. Impegnato nel governo dell'Universitas e presente agli atti più importanti di esso fu Fabrizio, pupillo dello zio Giovan Paolo. Partecipi alle attività amministrative e presenti nella vita sociale furono ancora Donato, nipote di Fabrizio, Giovanni Leonardo del ramo facente capo a Luca, Baccio e il citato Antonio Maffei, "utriusque juns doctor", che all'inizio del secolo XVI aveva collaborato alla stesura dei Capitoli statutari concessi all'Universitas da Ercole Zurlo.

 Si ricorda Michelangelo, arciprete nel 1588 e canonico della Collegiata.

 

XVII

In questo secolo la famiglia fu sempre più presente nella società solofrana tanto che l'abitazione patronale, ampliatasi ed arricchitasi, si fregiò di una cappella gentilizia costruita nel casale Toro poco discosta dalla stessa e voluta, da Napoli, proprio da Giovali Battista de Maffei. In questo secolo la famiglia ebbe due sindaci: nel 1621 Giulio, ancora un nipote del citato Fabrizio e nel 1674 Orazio dell'altro ramo; furono invece eletti nel governo i cugini Aniello e Fabrizio nel 1691 e Salvatore nel 1699. Inoltre si trovano nel 1638 due gabellotti della farina, Andrea e Vincenzo. Quest’ultimo nel 1643 assunse la gabella delle scrofe. La famiglia infine si imparentò con gli Orsini in seguito al matrimonio di Girolamo Maffei con Antonia.

Si ricordano i canonici della Collegiata: Gennaro (dal 1696 al 1739), Giacinto (dal 1630 al 1656 quando morì di peste), Camillo (fino al 1635), Giovanni Vittorio (dal 1635 al 1664).

 Vedi

I beni di Giovanni Pietro

 

 

XVIII 

Dal Catasto onciario del 1754 abbiamo le seguenti famiglie con questo cognome.

 

Casale Fratta

Carmine (di Matteo) di anni 78, possidente era sposato con Orsola Guarino di 53 anni. Figli: Anna (22 anni); Francesco Antonio (fattore di campagna di anni 30 sposato con Agnese Guarino di anni 34) con i figli Maria Maddalena (7 anni), Colomba (6 anni), Matteo (5 anni), Domenica (4 anni), Eufrasia (3 anni), Geronimo (1 anno); Nicola (battargento di anni 27, sposato con Chiara De Maio di anni 27) con i figli Giuseppe (anni 2) e Mariangela (anni 2). Appartiene allo stesso nucleo il fratello sacerdote Domenico di anni 84. La famiglia possiede una casa del patrimonio di Domenico alla Fratta, una conceria al Fiume, un terreno arborato al ponte di Carlo Ronca, una selva castagnale in località Chiancarola, una selva in località Lo Trecco, un terreno arborato vitato in località Fratta. Ha dei crediti verso Arcangelo De Maio. Impegna nella compravendita di pelli 100 ducati. Ha dei pesi a favore del monastero di S. Teresa, di quello di S. Agostino, della Camera feudale e della Chiesa della Trinità. Il sacerdote Domenico ha una selva castagnale a Camponici, una vigna a La fontanella, un bosco per legna a Le vene

Pasquale di anni 25 sposato con Grazia Petrone di anni 24, abita in una casa propria con varie stanze e giardino alla Fratta.

Giuseppe (di Matteo), bracciale di anni 54, sposato con Angiola De Maio di anni 60, ha i figli Domenico, bracciale (anni 22), Mattia (anni 17), Marta (anni 14), abita in una casa propria di varie stanze soprane e sottane al Sambuco, possiede dei giovenchi indomiti.

Francesco (di Carmine), bracciale di anni 45, ha i figli Carmine di anni 12 e Marta di anni 16, vive in una casa propria al Sambuco.

Tommaso (fu Angelo), bracciale di 21 anni, vive con la sorella Teresa di 12 anni, la madre Feliciana Lauro di 46 anni, in una casa propria la Sambuco.

 

A S. Agata di Solofra

Nunziante, bracciale di 60 anni sposato con Costanza Mosca di 59 anni, con i figli Nicolandrea, bracciale di 18 anni, Vittoria di 16 anni, Angelo bracciale di 15 anni, Pasquale di 7 anni. Abita in una casa propria di più stanze con orto in località Carcarella, possiede due vigne in località castello, ha un peso a favore del Monastero di S. Domenico.

 

Casale Toro

Consolato, conciapelli di 30 anni, sposato con Vittoria Aleide di 26 anni, ha una figlia, Mariangiola, di 1 anno. Abita in una casa propria con giardino al Toro. Impegna nella compravendita di pelli 50 ducati.

Francesco Antonio, battargento di 58 anni, sposato con Teresa Vigilante di 50 anni, vive col figlio Alessio, battargento di 20 anni, sposato con Apollonia Vigilante di 35 anni. Abita una casa propria di varie stanze al Toro, possiede un terreno arborato vitato, fruttato al Toro, una terra macchiosa per legna che sale al varco di Finestra e cala a Canale, casale di Serino.. Ha dei pesi a favore del Convento di S. Teresa, della Congrega della Concezione e di Giovanni Domenico Maffei.

Nicola (figlio di Bartolomeo), conciapelli di 55 anni, ha i figli Carmine di 8 anni, Gaetano di 6 anni, Vincenza di 16 anni, Serafina di 12 anni, Giacinta di 12 anni, Anna di 10 anni. Vive con lui la madre Caterina De Maio di 80 anni. Abita in una casa propria di varie stanze e giardino al Toro, possiede una selva castagnale con viscigli e macchia a Le Vene.

Giovan Vincenzo (di Ignazio) di anni 63, ujd possidente, ha i figli Giacinto, dottore in legge, sposato con Livia Maffei, con i figli Ignazio di anni 20, applicato alle leggi, Giuseppe di anni 8, Cecilia di anni 18, Caterina di anni 11. Vive con lui il figlio Donato, negoziante di anni 40, sposato con Orsola Tura di 30 anni. Ha un servitore, Giuseppe Finiello di 17 anni.. Abita in una casa palazziata con varie stanze e giardino al Toro. Possiede un oliveto sito sotto il castello, una vigna a li pistilli. Ha dei crediti in capitale, compra e vende neri per un valore di 100 ducati e si fa aiutare dal figlio Donato. Pesi a favore della Collegiata e della Camera feudale.

Marcello, battiloro di anni 30, sposato con Violante Forino di 35 anni, ha i figli Antonio di anni 8, Caterina di anni 5, Rosa di anni 3, Angiola di anni 1. Vivono con lui i fratelli Giuseppe, battiloro di anni 23, Nicola, battiloro di anni 14, la sorella Vincenza di anni 12, la madre Feliciana Vigilante di anni 60. Abita un comprensorio di case di varie stanze e giardino al Toro, possiede una casa sottana con orti, ivi, usata come bottega. Ha dei pesi a favore del Monastero di S. Domenico e di Domenico Antonio Vignola, della Camera feudale, di Giuditta De Vita e della Chiesa di S. Giacomo.

Giacomo (di Marcello), conciapelli di anni 55, sposato con Teresa Vigilante di anni 46, con i figli Andrea di anni 15, conciapelli, Donato di anni 13, Laura di anni 19. Vive in abitazione propria di varie stanze con giardino e orto.

Tommaso, di anni 67 possidente, sposato con Giuditta Papa di 65 anni. Vive con i nipoti Michelangelo sacerdote di 30 anni, Agnese di 35 anni e Rubinia di 30 anni. Ha come serva Maria Petrone di 30 anni. Abita in casa propria di 12 stanze, giardino murato al Toro. Possiede un terreno con ulivi e casa ivi, due oliveti sotto il castello, un credito su Nicola Papa e dei pesi a favore del Monastero di S. Domenico e di Arcangelo Pandolfelli.

Carmine (di Aniello), possidente di 35 anni, vive col fratello Tommaso, sartore di 34 anni, con la sorella Giuditta di 30 anni e con la madre di 60 anni. Abitazione propria con varie stanze e giardino al Toro. Possiede un orto, ivi, un terreno arborato vitato al Toro. Ha dei pesi a favore della Cappella di S. Domenico e della Cappella di S. Rocco.

 

Gio Domenico possidente di 57 anni, sposato con Lucia Maffei, con i figli Salvatore, studente di 22 anni, la nuora Anna Vigilante (19 anni), il fratello Emanuele (51 anni), la moglie di questi Grazia Vigilante (56 anni), altri fratelli Giuseppe (49 anni) e Antonio (sacerdote di 46 anni), la sorella Rosa (44 anni), la serva Beatrice Gallo (60 anni). Abitazione propria di più stanze soprane e sottane con cortile, giardino, terreno arborato vitato, altro comprensorio di case con giardino, ivi, oliveto a il castello, selva castagnale a le vene, vigna con boschetto al castello, oliveto al castello, altro oliveto al Mantrone, altro oliveto al castello, vigna con casa sotto i postelli, vari crediti e pesi. Impegna in fogli d'argento 50 ducati.

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Giuseppe (figlio di Giacinto ujd), professore di legge di anni 26, vive col fratello Michelangelo, sacerdote di 28 anni, con la zia Teresa di 70 anni e con la madre Isabella Falco di 50 anni. Abita una casa palazziata di varie stanze, giardino, pozzo e cortile, possiede un giardino fruttifero al Toro, un boschetto di querce e olivi in località Castello, una terra arbustata vitata in località Sambuco, una vigna in località sotto i Pistilli seu Mantrone, una casa di varie stanze con giardino a S. Agata di Solofra, locata a Nunziante Guarino.

Questa è la famiglia del giurista Giuseppe senior.

Giuseppe ebbe Giacinto, ujd, che si impegnò per ricordare l'opera del padre, infatti ristampò le Istituzioni del Diritto civile dei Napoletani, corredandola con note di confronto tra la vecchia e la nuova giurisdizione. Si dedicò alla pratica della giustizia e fu valido magistrato a Napoli, come giudice della Gran Corte civile e per le sue doti di integrità morale fu Procuratore del re presso il Tribunale di Avellino. Per questo motivo fu costretto a trasferirsi in questa città pur continuando ad abitare a Solofra per lunghi periodi in autunno quando i solofrani che risiedevano a Napoli o in altri luoghi avevano l'abitudine di venirvi in villeggiatura.

Da Giacinto nacque Giuseppe junior di cui vedi la scheda.

 

 

 

 

Come si vede i Maffei di Solofra a metà del XVIII secolo sono ancora essenzialmente uniti sia abitando in una unica zona, molti al Toro, il casale di provenienza, altri nella vicina Fratta e una famiglia alla Carcarella sulla via di S. Agata di Solofra. Anche l'attività era essenzialmente la stessa ruotando intorno al battiloro e alla concia che era di supporto alla prima. Da notare anche che il ramo più ricco risiedeva a Napoli cosa che permise la lavorazione dell'oro, la quale non era dunque un'attività autonoma ma svolta in dipendenza dalla capitale. Molti studiarono legge e ciò a causa dalla residenza a Napoli, cosa che determinerà la permanenza dei rami più importanti in questa città.

Vedi 

La scheda dedicata ai Maffei più famosi

Lo studio I Maffei di Solofra 

 

XIX

 

Giacinto nominato canonico della Chiesa metropolitana di Salerno.

In questo secolo alcuni membri del ramo facente capo a Michele e Maria Pirolo, emigrarono in Argentina, dove crearono un impero economico tanto che una piazza di Buenos Aires è intitolata ai Fratelli Maffei, solofrani.

Una conceria dell'inizio del XX secolo:

 

 

 

 

 

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